Quando l'11 gennaio il Dipartimento americano per l'agricoltura ha pubblicato il rapporto IT1003, sembrava una velina appena arrivata da Marte. Non per l'argomento: si tratta di normali valutazioni su una futuribile campagna di comunicazione a favore degli Ogm in Europa. Ma per il luogo suggerito per lanciare l'iniziativa: "L'Italia è un buon posto per cominciare, perché l'opinione pubblica in Italia è più favorevole alle biotecnologie che in buona parte d'Europa". A rileggerlo oggi, dopo la sentenza del Consiglio di Stato e dopo la conferenza stampa tenuta ieri a Milano dai maiscoltori pro-Ogm, il documento dell'Usda appare ancora percorso da qualche ingenuità, ma decisamente meno marziano. L'Italia infatti è sempre prigioniera di una morsa politico-economica ostile alle innovazioni in campo agricolo, ma gli italiani assomigliano sempre meno a quelli dipinti da Coldiretti e Luca Zaia, che ancora ieri ripetevano: gli agricoltori e i consumatori non vogliono gli Ogm.
Ovviamente la Casa Bianca non ha nulla a che vedere con il ricorso vinto da Futuragra, l'associazione degli agricoltori che si sono visti riconoscere il diritto di piantare sementi già regolarmente autorizzate in Europa. Non ci sono cospirazioni internazionali in atto, solo una coincidenza che però aiuta a sfatare alcuni luoghi comuni. Gli Stati Uniti ragionano sulla base di un sondaggio ben più approfondito di quello sbandierato in ogni occasione da Coldiretti. Viene effettuato periodicamente in tutta l'Ue ed è noto come Eurobarometro. Ecco alcuni numeri che hanno colpito gli americani: in Italia il 75% degli interpellati ha familiarità con gli Ogm, eppure oltre il 90% non ha mai partecipato a iniziative in materia e l'84% sostiene che non manifesterebbe contro le biotecnologie. Più che essere contraria, dunque, la maggior parte degli italiani è disinteressata. E gli altri, sono tutti contro? Niente affatto. Nonostante una campagna decennale di demonizzazione, i favorevoli superano di poco i contrari. Per la percentuale di coloro che ritengono che gli Ogm vadano incoraggiati siamo al livello della Spagna, dove le sementi biotech già si coltivano. Ogni tanto quel vecchio ritornello - il paese è più avanti di chi lo governa - odora di vero. Quanto agli agricoltori italiani, secondo un'indagine Demoskopea il 53% dei maiscoltori di Veneto e Friuli è interessato a provare le sementi Ogm. Ma nel frattempo il sondaggio è stato superato dai fatti: nel 2006 400 agricoltori aderenti a Futuragra hanno chiesto al Ministero l'autorizzazione a piantare Ogm su una superficie di circa 20.000 ettari, che dopo il via libera del Consiglio di Stato potrebbero trasformarsi in realtà a partire da aprile. Il ministro Zaia dice che si opporrà in tutti i modi e nel Pd c'è chi lo aiuta (Francesco Ferrante, autore di un emendamento anti-Ogm al decreto milleproproghe). Nella conferenza stampa di ieri, comunque, Futuragra ha illustrato le prossime mosse. Se verrà bloccata, preparerà una class-action, chiedendo un risarcimento danni per gli attacchi della piralide che le sementi Ogm avrebbero potuto evitare (400 euro per ettaro). Se potrà proseguire, il primo campo autorizzato sarà quello del vicepresidente dell'associazione Silvano Dalla Libera, che ha già annunciato di voler sfruttare questa occasione a beneficio della ricerca e dell'educazione. Il suo terreno in provincia di Pordenone servirà a mostrare il vero volto degli Ogm alle scolaresche e a ospitare un grande esperimento scientifico per confrontare prestazioni e qualità di sementi transgeniche e convenzionali. In definitiva possiamo dire che il rapporto americano sottostima le insidie della politica italiana, dove chi è contro gli Ogm ha in mano le leve del potere e chi è a favore tace. Ma Coldiretti e Zaia non tengono in adeguata considerazione due elementi. Una è la particolare cattiveria con cui i parassiti danneggiano il mais italiano, riempiendolo di tossine che lo rendono inadatto per il consumo umano. L'altra è la combattività dei nostri maiscoltori, che reclamano libertà di scelta per i consumatori, libertà di ricerca e libertà di semina. (Anna Meldolesi, dal Riformista del 3 febbraio 2010)
PS agli appassionati del genere consiglio il duello Zaia vs Defez su Libero

Come ex ricercatore ENEA nel settore biotecnologie soft quali micropropagazione, embriogenesi somatica, aploidi ecc, ho sempre seguito con una certa attenzione la questione OGM. Ho cercato in tempi ormai lontani di far comprendere agli scolari di qualche scuola che cosa fossero gli OGM. Ho avuto occasione in questo periodo di riprendere tale interesse e sono scandalizzato da Zaia.
Da molto tempo, prima di Veronesi, dicevo che se fosse disponibile, sceglierei la polenta da mais GM-Bt; anzi con un brillante collega ci scambiavamo battute sull'apertura di un negozio con prodotti da OGM; ma concludevamo che non era il caso di rischiare che qualche pazzo o fanatico vi appiccasse il fuoco.
Sono un suo ammiratore ed anzi se è disponibile vorrei chiedere qualche aggiornamento rispetto al suo bel libro del 2001.
Tra l'altro, appena mi sono informato della vendita del "latte crudo", ne ho subito paventato i pericoli, data la delicatezza del sistema e la "tedesca" scrupolosità necessaria per mantenere la filiera di asepsi (ammesso che le vacche siano immuni da qualsiasi patologia)
Cordiali saluti
Ugo Laneri
u.laneri@tiscali.it
Mi collego a ruota al bel post di Ugo Lanieri (che ringrazio) per proclamarmi anch'io un fan di Anna Meldolesi (qualora non si fosse capito). Embé, che c'è di male? Nell'attuale panorama giornalistico italiano dove dominano mediocrità, superficialità ed ingnoranza (senza toccare temi prettamente politici, vedasi la vergognosa presa di posizione de l'Espresso in questi giorni), in un paese dove si contano a migliaia i fan di personaggi come B. Rodriguez e F. Corona (per i quali cerco di trattenere relativi epiteti), possiamo, noi, fare il tifo per un tipo di intellettuale serio, rigoroso, libero, preparato, orginale, innovativo come pochi se ne vedono in giro?
Ricordo ancora (pensa te) il giorno in cui facevo il cane da tartufo in una Feltrinelli a Bologna, ormai molti anni fa. Mi cadde l'olfatto sul libro di Anna, lo afferrai con le zanne, nei giorni seguenti lo lessi tutto d'un fiato. Ben fatto, veramente. Scritto chiaramente, ricco di informazioni (anche tecniche), presenta un quadro chiaro sul tema (già da allora). Un paio di anni fa me lo sono riletto (pensa te).
Concordo con Ugo Lanieri: e pensare ad un "refresh" di quell'opera?
(se ho esagerato, Anna, scusami :-) )
In effetti un po' sono arrossita. Per Ugo Laneri: pensi che a mia figlia (come a tutti i bambini del Lazio)danno la polenta biologica a scuola. Sono stata tentata di farmene dare un campione e farne analizzare il contenuto di fumonisine ma finora ho desistito. Per bacilus: se era la Feltrinelli vicina alle due torri, l'ho frequentata parecchio anch'io finché ho vissuto a Bologna.
Per quanto riguarda il libro, se dovessi riscriverlo oggi, ovviamente, cambierei molte cose, anche se purtroppo lo scenario generale non è cambiato granché in tutti questi anni, sicuramente meno di quel che immaginavo... Proprio il fatto che il dibattito sia ancora così bloccato mi trattiene dal tornare sull'argomento con un altro libro. Però se non l'avete ancora letto vi consiglio quello di Robert Paalberg, davvero BELLISSIMO http://www.hup.harvard.edu/catalog/PAASTA.html