Maurizio Gasparri forse crede che esista una specie di lobby massonica-vaccinale. Una sorta di Spectre dell'influenza pandemica che coinvolge politici, funzionari, scienziati e giornalisti in combutta con le multinazionali del farmaco, su cui il Parlamento italiano dovrebbe fare luce. Il capogruppo del Pdl al Senato parla di "manovre speculative a livello planetario" per farci acquistare ingenti quantità di vaccini che poi non vengono utilizzati. Manovre che a suo dire sarebbero "così potenti da condizionare una informazione che, con il suo allarmismo, diventa scendiletto di pescicani che non godranno impuniti dei loro illeciti profitti". All'inizio di dicembre, prima che Ferruccio Fazio diventasse ministro, sempre Gasparri arringava: "C'è una speculazione in atto? Chi ci guadagna? Ci sono tangenti? Perché non agire con la scure mettendo l'industria farmaceutica e i suoi propagandisti, anche politici, sul banco degli accusati?". Ora è vero che Gasparri è Gasparri, ma questi assolo li suona su una partitura che trova spazio su buona parte della stampa di destra. Il Giornale, ad esempio, ha conferito a Fazio il premio patacca 2009. Il Foglio ha condotto una vera e propria campagna, attaccando prima il vaccino antinfluenzale e poi i vaccini in generale. Siccome in Italia può succedere di tutto, come ha dimostrato la parabola della cura Di Bella, non è il caso di fare spallucce e liquidare queste polemiche come un regolamento di conti all'interno della maggioranza con annesse bizzarrie giornalistiche. Viviamo in un paese in cui la cultura scientifica è debole ma finora il movimento antivaccini non ha attecchito come nei paesi anglosassoni. Se una gestione politica maldestra della pandemia dovesse aprirgli un varco, sarebbe un guaio per tutti.
Veniamo al cuore del problema, dunque. I numeri non sono quelli dati ieri dal Messaggero in prima pagina, ma la sostanza è indiscutibile: la campagna di vaccinazione contro l'influenza è stata un fallimento clamoroso. Secondo l'ultimo bollettino dell'Istituto superiore di sanità sono state vaccinate appena 812.559 persone (non 35mila come scriveva il quotidiano romano), pari all'1,3% della popolazione, mentre l'obiettivo dichiarato era vaccinare il 40% degli italiani. Di chi è la colpa? Probabilmente è inutile cercare capri espiatori, qui siamo di fronte a un fallimento dell'intero sistema Italia. Da Palazzo Chigi, agli assessorati, fino alle associazioni dei medici, che solo ora si stanno muovendo per spiegare i benefici della vaccinazione ai loro iscritti. Il problema, comunque, è l'esatto contrario di quello denunciato da Gasparri: non è che abbiamo comprato troppi vaccini, è che dopo averli comprati non abbiamo fatto abbastanza per utilizzarli. Secondo i modelli matematici, anche di fronte a un virus moderatamente aggressivo, il vaccino è una soluzione economicamente vantaggiosa, perché le spese per i ricoveri e le assenze dal lavoro superano i costi dell'immunizzazione. Ma soprattutto i vaccini salvano vite umane. Oggi contiamo 193 vittime certificate e quando potremo calcolare la mortalità indiretta, come si fa per l'influenza stagionale, il bilancio salirà parecchio. Si tratta di morti a cui Gasparri non pensa, molte delle quali avrebbero potuto essere evitate con una campagna vaccinale più pervasiva. Nelle due settimane in cui il virus è sbarcato nei telegiornali, chi voleva vaccinarsi non sapeva come farlo. Poi da un giorno all'altro è calato il blackout e nessuno si è più presentato in video a dire: la pandemia non è finita, vaccinatevi. Niente testimonial, niente appelli, niente di niente. Gli americani intanto vedevano Barack Obama con l'ago nel braccio. I francesi sentivano Sarkozy dire: fate come me, immunizzatevi. In tutto il mondo la richiesta di vaccini da parte della gente si è rivelata più bassa del previsto, perché l'assuefazione al rischio è arrivata prima delle dosi. Ma basta leggere la stampa estera e munirsi di calcolatrice per scoprire che non è vero che tutto il mondo è paese. In Francia hanno fatto molto meglio di noi, coprendo oltre il 7% della popolazione. Gli americani hanno raggiunto il 20%, i canadesi il 30%, gli svedesi addirittura il 40%. Evidentemente l'obiettivo che ci eravamo dati sulla carta non era una missione impossibile.
Per un po' si continuerà a vaccinare, ma è impensabile che si riesca a rilanciare la campagna ora che la prima ondata è passata. Due milioni di dosi probabilmente le regaleremo ai paesi in via di sviluppo, ma ne resteranno una ventina di milioni. Che ne faremo? Forse il Governo spera di riciclarle nel vaccino stagionale trivalente del prossimo anno, anche se è probabile che esistano degli ostacoli tecnici o contrattuali. Forse sta già trattando con Novartis per interrompere le forniture, magari pagando una penale. Ma anche se dovesse riuscire a mettere una toppa, tamponando uno spreco di circa 180 milioni euro, questa resterà una pagina nera nel libro delle politiche sanitarie italiane. (Anna Meldolesi, dal Riformista del 3 gennaio 2010)

Io non sono contro i vacini, ma in questo caso nemmeno i medici si vaccinavano...
L'importante è che chi voleva vaccinarsi lo abbia potuto fare e chi no, no.
Credo che la libertà di scelta esista davvero solo quando le persone hanno accesso a una corretta informazione e non sono affatto sicura che questo sia il caso, considerata la grande diffusione che hanno avuto le leggende metropolitane sui rischi del vaccino. Non sono sicura neppure che chi voleva vaccinarsi abbia potuto farlo, perché la macchina logistica era nel caos e la suddivisione in gruppi a rischio troppo rigida. I bambini e i ragazzi sani, ad esempio, negli Stati Uniti hanno potuto vaccinarsi sin da subito mentre qui hanno avuto accesso alla vaccinazione solo dopo che il picco era già passato, perché l'ordinanza ministeriale li ha relegati in terza fascia dopo il personale sanitario e i malati cronici (+le donne incinte). Quanto al comportamento dei medici, io lo giudico inqualificabile ma quel che penso l'ho già scritto qui ( http://www.nuovainfluenzah1n1.info/ultime/il-paese-dei-medici-obiettori.html )
Io penso che il mio parere sia molto simile al tuo: se fossi stata immunodepressa o se l'influenza fosse stata più pericolosa non avrei avuto alcuna esitazione nel vaccinarmi e, come ti dicevo, non sono contraria ai vaccini.
Un medico che non si vacina può essere inqualificabile, due, tre, mille anche... ma quasi il 90% dei medici è, secondo te, inqualificabile?
Io mi farei venire dei dubbi.
Riguardo al fatto che si è liberi solo se si è informati, sono d'accordo con te ma, il 90% dei medici era disinformato?
C'è, da qualche parte qualcosa che non torna, forse, semplicemente, si è gridato "al lupo, al lupo" senza che ci fossero vere ragioni o, forse, non so...
Cara Lara, temo proprio che la grande maggioranza dei medici non fosse e non sia informato. L'Ordine dei medici ha deciso di avviare solo ora, a gennaio, una campagna di informazione. Il Ministero non è stato in grado di colmare le lacune. Tenersi informati su un tema nuovo, in via di sviluppo, con dati premilinari e in continua evoluzione richiede intraprendenza e molto impegno. Bisogna seguire i lavori che escono man mano e in attesa di dati peer-reviewd bisogna tenersi informati quotidianamente attraverso fonti qualificate come i Cdc e Promed. La gran parte dei medici è abituata a fare un lavoro di routine e le loro fonti di informazione sulla pandemia(a parte lodevoli eccezioni)sono state in sostanza le stesse dei comuni cittadini: tv, giornali, internet.
Non direi che si è gridato al lupo al lupo. Un nuovo virus rappresenta un'incognita e se si vuole provare a ostacolargli il cammino bisogna muoversi quando ancora i margini di incertezza sono elevati. H1N1 nel tempo si è mostrato meno aggressivo rispetto agli esordi in Messico, ma potrebbe ancora riservare delle sorprese ed è presto per fare bilanci.
Complimenti per l'articolo, condivido pienamente quello che ha scritto, e le risposte ai commenti.Come Presidente di ordine dei Medici Provinciale di una piccola provincia ho cercato di fare il mio dovere parlando con cittadini e con i colleghi.Intanto ho dato l'esempio e mi sono vaccinato contro H1N1.Per quanto riguarda la FNOMCeO é vero che agito a gennaio collaborando con il ministero ma questo nasce da un congiuntura che vede un medico ministro della Salute e non perchè le leggi attuali diano un reale ruolo agli ordini sulla formazione!
Penso che sarebbe ora che gli ordini avessero a disposizione strumenti idonei e adatti ai tempi per la autoregolazione della professione, così come richiesto in questa storia dell'Influenza (Chi valuta se un medico segue la letteratura evidence based?, chi valuta se mantiene le competenze professionali?). Ricordo la posizione decisa e autorevole del Presidente OMCeOdi Firenze, che in un intervista ad un quotidiano nazionale, diceva senza peli sulla lingua che sarebbe stato necessario avviare procedimenti disciplinari contro i colleghi che non vaccinavano, perchè di fatto precludevano ai cittadini l'accesso ad un presidio terapeutico di sicura efficacia.Ho avuto accese discussioni con colleghi ma mi rendevo conto che prevalevano paure ancestrali , irrazionali.
Caro Luigi, grazie. Gasparri mi ha risposto sul Riformista di oggi, rinnegando la tesi del complotto massonico-vaccinale per sposare la tesi della truffa alla vaccinara. Per chi volesse addentrarsi nel Gasparri pensiero ecco un link al suo articolo http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=42205109
Comunque ora può contare sulla collaborazione di Volonté, che ha sollecitato un'inchiesta parlamentare sull'affair vaccini http://www.unita.it/notizie_flash/76199/influenza_avolonte_udcsu_vaccini_fazio_poco_trasparente
Meldolesi, siamo realisti o, almeno, vagamente cinici. Se vaccinando l'1,3% della popolazione abbiamo avuto "ben" 193 morti, che posso immaginare persone già a rischio complicanze anche per un semplice raffreddore, pari allo 0,00032% della popolazione italiana, mi pare diventi più temibile perfino il famoso antrace di binlàden, che fece "ben" due vittime (postini) nella sola Washington. Ha valutato con attenzione, piuttosto, la sorprendente (?) relazione tra un altro importante vaccino, prodotto da Kathleen Sebelius, segretario del dipartimento americano alla salute ed ai servizi sociali, cioè l'immunità di fronte a possibili richieste di risarcimento a carico di Novartis, e il recupero del titolo in borsa? Non trascuri gli effetti collaterali della suina! Coraggio, che il male è di passaggio
Io ricordo anhe "la posizione decisa e autorevole" del dottor Alberto Ugazio, presidente della Commissione Vaccini della Società Italiana Pediatri, espressa in una dichiarazione pubblica dello scorso novembre: "Questo è un virus mediatico. Anche tra i bambini la normale influenza causa ogni anno decine di decessi che però non fanno notizia. Anche le ipotesi di una mutazione del virus sono scontate e creano solo allarmismo. I pericoli qui sono altri: cominciamo a vedere medici che negli ospedali non riescono ad assistere malati gravi perché i servizi essenziali sono assaliti da presunti malati. Ai genitori ripeto: se il vostro bambino ha la febbre, tenetelo a casa". Ognuno ha le posizioni decise e autorevoli che avverte più consone alla propria coscienza, ma devo confessarle di essere un incosciente, un irresponsabile, un untore: durante la aviaria, divoravo polli e capponi per sostenere il Pil e consentire (anche) ala sua testata di esistere informandoci sullo stato di avanzamento della temibile pandemia.
Ognuno è libero di immaginare ciò che vuole, ma informarsi sarebbe meglio che immaginare. I 193 morti sono una stima parzialissima, perché sono i decessi certificati. Tant'è che quando si dice che la stagionale fa 8000 morti l'anno non ci si riferisce ai decessi certificati, ma alla mortalità in eccesso calcolata a posteriori per tutte le cause di morte (se Poochie vuole addentrarsi nell'argomento può farlo qui http://www.nuovainfluenzah1n1.info/ultime/avremo-pi-o-meno-morti-della-stagionale.html ). Secondo l'ultimo bollettino dell'Iss l'84% aveva almeno una condizione di rischio. Il che significica che una trentina di persone erano sanissime. Vorrei fare anche presente che milioni di persone presentano almeno una condizione di rischio (ad es. l'asma) ma non per questo hanno già un piede nella tomba e muoiono per un semplice raffreddore. Davvero qui il cinismo mi sembra rasenti la disumanità. Il fatto che le industrie produttrici dei vaccini ci guadagnano, francamente, non mi scandalizza affatto. Propone forse di nazionalizzare la produzione dei vaccini o cosa?
Farsi carico della liability per gli eventi avversi è l'unico modo per incoraggiare la presenza delle farmaceutiche in campo vaccinale, perché tutti i vaccini causano eventi avversi in una percentuale minima di casi (imparagonabili comunque con i benefici dell'immunizzazione)e siccome in gioco c'è una questione di salute pubblica trovo assai sensato che siano gli stati a farsene carico. L'alternativa è tornare a vedere che le farmaceutiche si disinteressano di vaccini, anche perché i farmaci sono un business molto più profittevole dei vaccini.
Per Pikarello. Il mio stipendio non dipende dai suoi capponi. Inoltre lei ha fatto benissimo a continuare a mangiare carne avicola durante l'emergenza dell'influenza aviaria perché non comportava alcun rischio reale. Io stessa ho continuato a dare il pollo a mia figlia. Quel che non si vuole capire è che alcuni sono rischi reali, altri non lo sono, alcuni rischi sono maggiori di altri etc etc perciò divididersi tra partito dell'allarmismo e partito della bufala è un'idiozia
Ecco, tocchi Gasparri e vengono fuori gli sponsor. Di punto in bianco scoprono che con i vaccini pandemici debbono essere i governi a garantire eventuali cause di risarcimento (è successo nelle ultime tre pandemie in cui c'era a disposizione un vaccino e ci metterei dentro anche quella del '76 che pandemia non è stata). Poi ci sono i matematici della domenica che giocherellano con i numeri: da una parte abbiamo bilanci di vittime sulla mortalità stimata a posteriori dell'influenza stagionale che oscillano tra 7.000 e 12.000 vittime complessive. Nessuno si prende la briga di controllare le ultime statistiche Istat che attribuisce ai decessi dell'influenza (anno 2007) solo 200 vittime secondo il certificato di morte. Quindi dovrebbero riflettere sui "ben" 193 morti attuali, peraltro distribuiti in classi di età che nell'influenza stagionale danno un numero di vittime ridicolo. Peccato che l'autorevole parere attribuito alla Società italiana pediatri sia di novembre e chi lo cita dovrebbe controllare le agenzie con cui le tre società di categoria fanno un repentino cambio di rotta di 180 gradi (si sono allineate per pavidità o si sono ricredute?). Comunque è assolutamente encomiabile il lettore che si è preoccupato - e a ragione - del Pil del comparto dei polli. C'è bisogno di tutto, anche di gente con autentico senso del patriottismo che pur di aiutare il paese mette su chili. Meno male...
Premiata ditta Roberto&Meldolesi, desolato di aspergere acqua gelida sulle vostre aspettative, ma qui a Milano la suina non se l'è fumata nessuno perché ci siamo erroneamente e cocciutamente incaponiti a preoccuparci dello smog, contro il quale nessun politico, e quando dico nessuno intendo nessuno, ha mosso un dito e il quale pare faccia 140 morti l'anno. Il che, a ben vedere, è peggio dei trascurabili percentili della suina. Ah, a essere pignoli sono un matematico del mercoledì, voto comunista da sempre ma non pretenderò da nessuno i tabulati di un eventuale patrimonio azionario. Buona befana.
se è per questo a milano abbiamo anche due casi al giorno (documentati, non congetturati) di infezione da hiv, contro cui il rimedio più efficace pare essere ancora il caro vecchio goldone, a dispetto dei miliardi profusi in congressi e istituti di ricerca più o meno blasonati......
Volevo ritornare sull'intervento di Luigi del 4 gennaio scorso (chiedendo scusa per il tempo trascorso e sperando che lui possa leggermi). La sua affermazione riguardo i medici suoi colleghi per cui “mi rendevo conto che prevalevano paure ancestrali , irrazionali”, mi era già apparsa assolutamente degna di attenzione. Perché questa storia dei medici che non si sono vaccinati è forse il fenomeno più grave che possiamo annoverare in questa vicenda. Sia chiaro! Non è mia intenzione dare addosso alla classe medica ed alla pubblica sanità nel nostro paese. Tanto per dire, (e tanto per cambiare), sono perfettamente d'accordo con Anna quando nel suo post “Caccia alle streghe...” ella fa notare l'alta qualità del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Sapevo dei giudizi dell'OMS, ho la fortuna di vivere in una regione (il Friuli) che sta facendo un lavoro eccellente, le esperienze personali sono positive, anche se ci sono margini di miglioramento ed ovviamente casi di mediocrità (come quelli che per fortuna senza gravi conseguenze hanno colpito anche il sottoscritto).
Tuttavia, l'episodio specifico fa riflettere. Se è vero, come dice Anna, che gli operatori sanitari sono stati poco informati, la cosa dal mio punto di vista sarebbe preoccupante perché le implicazioni delle malattie infettive dovrebbero già far parte del bagaglio fondamentale di conoscenze di un medico; penso solo al concetto di “herd immunity” che non oso pensare sia un argomento di secondaria importanza per gli operatori del settore.
Mi azzardo a pensare, invece, che su quello che doveva essere semplicemente un dovere civico, abbia prevalso una miscela di umani dubbi, titubanze irrazionali, arroganze culturali, del tutto comprensibili, ma forse, oggi come oggi, inaccettabili.
Mi spiego meglio. Il medico è perfettamente informato, segue l'attualità, si fa un'opinione, colloca il problema in quadro di rischio ben preciso (ne ha la facoltà), formula dei giudizi e decide, alla fine, che le decisioni dell'autorità non lo vincolano ad alcun dovere. Lo fa con la consapevolezza, meditata (ma non giustificata) di essere nel giusto.
Buona fede, potremmo dire, ma atteggiamento irresponsabile. Senza voler innescare un caso, Luigi, per me la sua esperienza meriterebbe un approfondimento.
Ovviamente i medici hanno le competenze di base, ma questo virus è diverso da quelli stagionali, ad esempio per la sua capacità di scatenare polmoniti acute. Dubito che molti medici avessero e abbiano gli strumenti per valutare questo rischio perché la letteratura in materia è un work in progress. Lo stesso vale per la somministrazione degli antivirali. I bollettini dell'Iss documentano un prolungato boom nella vendita di antivirali (anche se non specificano quali) ma molti medici hanno negato il tamiflu anche alle persone con fattori di rischio. Conosco personalmente diversi casi, tra cui quello di una ragazza di 18 anni con deficit immunitario che ha contratto l'influenza, è migliorata e poi al quinto giorno è tornata a peggiorare e nonostante l'assunzione di antibiotici ha sviluppato una polmonite. I
ll peggioramento al quinto giorno è un classico dei casi gravi di H1N1v e sta emergendo come un criterio per la somministrazione di tamiflu (anche se questo farmaco per essere più efficace dovrebbe essere somministrato entro due giorni). Ma siccome tutta la campagna di comunicazione del Ministero è stata mirata ad evitare l'abuso di tamiflu molti medici hanno deciso di non prescriverlo. Il medico in questione si è rifiutato nonostante le nostre documentate insistenze. Lo stesso medico si era rifiutato di richiedere la vaccinazione per questa ragazza, che ovviamente rientrava nelle categorie ad accesso privilegiato. Perché? Io continuo a considerarla ignoranza, visto che una delle ragioni più citate dai medici che sconsigliavano la vaccinazione era che gli effetti collaterali del vaccino (soprattutto Guillain Barré) sarebbero più frequenti delle complicanze del virus. Il che ovviamente è falso. Probabilmente è inevitabile che un nuovo virus trovi i medici impreparati, ma un comportamento responsabile in questo caso partirebbe dalla consapevolezza della propria scarsa preparazione. Basterebbe un po' di umiltà per capire che in queste condizioni, invece di azzardare in proprio uno sconclusionato bilancio del rapporto rischio-beneficio del vaccino, un medico dovrebbe fare affidamento sulle informazioni che vengono dall'Oms, dal Ministero etc che invitavano gli operatori sanitari a vaccinarsi e a vaccinare i gruppi a rischio.
È interessante quest'articolo:
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001485.html
Cara Lara, l'intervento da lei segnalato ripropone il problema del contratto tra governo e Novartis. Ritengo che il governo farebbe bene a renderlo pubblico, altrimenti finirà per giustificare ogni genere di sospetti. Per il resto non sono d'accordo con Nerina Dirindin, che ripropone quanto già uscito su molti giornali (ricordo Corriere, Sole 24 Ore ed Europa). Il perché l'ho già scritto qui http://annameldolesi.italianieuropei.it/2009/10/il-complotto-dei-vaccini.html
Successivamente il Ministero (per bocca di Oleari)ha replicato alle accuse sui giornali citati, ad esempio qui http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/114490/il_vaccino_e_quel_contratto
Anna, l'episodio piuttosto sconcertante da te citato non fa che confermare la preoccupazione. A questo punto mi chiedo: chi è responsabile dell'ignoranza? Il sistema o l'individuo?
Presso un mio cliente ho un problema di performances con un DBMS. Il problema è mio e da me deve venire la soluzione. Qualora non fosse chiaro, mi trovo immerso in acque luride per il semplice motivo che non conosco bene lo strumento. Posso ben incazzarmi per la bassa affidabilità di sistemi che grandi multinazionali del software offrono sul mercato (e che io ho adottato), ma niente giustifica la mia superficialità nel loro utilizzo.
Io proverei a cambiare prospettiva e ad analizzare in qualche modo la responsabilità individuale. Sarà che a noi italiani questa roba manca un po' troppo?
Hai ragione a dire che la responsabilità è individuale, perché nessun sistema obbliga all'ignoranza. Di fronte a un medico che dice che il vaccino è più pericoloso della malattia, credo che la prima cosa da fare sia chiedersi se non sia il caso di cambiare medico. La seconda è interrogarsi sul perché siano così numerosi i medici che sostengono questo tipo di sciocchezze.
Leggo solo oggi ill commento di Bacillus che mi coinvolge.Son disposto a qualsiasi chiarimento possa essere utile alla discussione.Credo che ci sia stato un problema di comunicazione che ha acuito diffidenze indipendenti dal ministero.Nei prossimi giorni cercherò di capire qual'é stata la comunicazione scientifica tra i medici di medicina generale. Parlando dei vaccini in genere ho potuto constatare che su alcune problematiche vi erano pareri discordanti nei siti ufficiali italiani, che non fanno altro che generare confusione.Nel mio caso specifico, come medico ospedaliero, mettendo un attimo da parte il ruolo ordinistico, posso dire che ho privilegiato fonti informative straniere (CDC e WHO) così come la letteratura scientifica che ha dedicato ampi spazi, costantemente aggiornati sull'evoluzione della pandemia, e che permetteva di avere una visione dei fatti reale, e che mi hanno portato per prima cosa ad accettare l'invito della mia azienda a farmi vaccinare e in secondo luogo a suggerire a tutti i pazienti immunodepressi che praticano chemioterapia a vaccinarsi; nello specifico seguendo un report del CDC che documenta che in questa popolazione vi era il duplice rischio di gravi conseguenze del virus H1N1 e di una persistenza del virus nell'organismo per periodi prolungati.
Caro Luigi, complimenti. Non so se l'ha già vista ma si tratta di una notizia che riguarda da vicino la nostra discussione: un focolaio in un reparto di oncologia pediatrica in Puglia, in cui è probabile che il contagio sia stato causato da un operatore sanitario asintomatico http://www.eurosurveillance.org/ViewArticle.aspx?ArticleId=19454
Grazie per l'attenzione, Luigi. Mi rendo conto, ho semplificato un po' troppo. In casi del genere non è il caso di separare con l'accetta tra il bianco ed il nero. Tra la responsabilità individuale ed i mancati doveri di un sistema, insomma. Accetto che la scarsa chiarezza dal punto di vista informativo sia stata parte in causa nel determinare confusione, incertezza, dubbi, insicurezze.
Oddio, del resto faccio l'informatico... Nel mio piccolo, so (ammazza se lo so), che quando il dato è confuso, incerto, incompleto, contraddittorio, non si riesce a cavare un ragno da un buco... “Garbage in, garbage out” è il principio fondamentale che, secondo me, deve governare la gestione dell'informazione in qualsiasi contesto; banale ma incontestabile.
Se hai ulteriori valutazioni, Luigi, siamo (sono) tutt'orecchi.