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La mutazione italiana

Chi cerca trova. Infatti non appena l'Istituto superiore di sanità (Iss) ha iniziato a cercarla, è subito saltata fuori. Parliamo della mutazione D225G. Quella che sembra favorire l'ingresso del virus dell'influenza pandemica in profondità nei polmoni, facilitando (forse) l'insorgenza di polmoniti acute.

Per ora in Italia è stata identificata in un solo caso, un ragazzo, tra i primi a finire in terapia intensiva con prognosi riservata. Se il paziente si è salvato è grazie alla macchina per l'ossigenazione extracorporea del sangue a cui è stato collegato per un paio di settimane. Dal ministero del welfare ora arrivano le rassicurazioni di rito, ma lo scenario che abbiamo davanti è un chiaroscuro pieno di incognite. Per farci coraggio possiamo dire: è stato trovato un solo caso su oltre 100 sequenze esaminate, segno che la mutazione è rarissima. Giusto, ma in Norvegia sospettano che per stanarla siano necessarie delle biopsie polmonari, mentre le nostre sequenze provengono da campioni naso-faringei o bronchiali. Se nello stesso ospite convivessero ceppi diversi, potremmo trovare l'uno o l'altro a seconda della profondità a cui si spinge il prelievo. Dopo che la mutazione è stata notata in Ucraina, i norvegesi hanno rotto il silenzio, seguiti dai francesi e poi da noi, mentre l'Oms conferma qualche caso anche in Asia e in America. Dunque la diffusione è geograficamente ubiquitaria, per quanto sporadica, e l'effettiva frequenza è ancora da determinare. Un'altra ragione di ottimismo: la mutazione è stata trovata anche in qualche caso leggero. Così sembra, ma la gran parte dei casi sono severi o letali e per saperne di più dovremo attendere i risultati degli esperimenti di infezione sul modello animale, una ricerca che l'Iss non può fare perché non ha laboratori con un livello di biosicurezza adeguato. Ancora una nota positiva: la mutazione riguarda i primi casi perciò è vecchia, se fosse stata una bomba sarebbe già deflagrata. Vero. Ma è più facile accorgersi della mutazione nei campioni vecchi che in quelli recenti, perché all'inizio la sorveglianza si fa su piccoli numeri, dunque è più serrata. E' possibile, inoltre, che l'innesco avvenga per gradi, che richieda qualche altro passaggio. Se questo cambiamento puntiforme della sequenza sbilanciasse la prognosi sul versante infausto ma al tempo stesso riducesse l'infettività del virus, potrebbe avere bisogno di un'altra mutazione per propagarsi e le occasioni non mancheranno. La storia delle ultime pandemie, infatti, suggerisce che dopo il primo picco potrebbe arrivarne un secondo, se non quest'anno il prossimo. Ecco infine l'ultima freccia all'arco degli ottimisti: la letteratura porta a credere che un cambiamento in posizione 225 sulle proteine di superficie del virus (emoagglutinina) non riduca l'efficacia del vaccino. Peccato che almeno uno dei ceppi mutati in Ucraina sia già stato classificato come un "low reactor", espressione che indica una bassa risposta al vaccino. Dunque è lecito sospettare che a seconda del background genetico in cui si colloca, questa mutazione possa avere o meno ripercussioni sull'immunogenicità. Vaccinarsi comunque è sempre utile, perché una copertura parziale è meglio di niente e perché la presenza del tanto vituperato squalene ci garantisce almeno qualche rinforzo. In Francia, anzi, stanno utilizzando le incognite della mutazione come stimolo per la campagna vaccinale e pur essendo partiti dopo di noi hanno già un numero di vaccinati doppio rispetto all'Italia. E l'altra mutazione, quella che conferisce resistenza al Tamiflu ed è stata confermata anch'essa nel nostro paese almeno in un caso? Probabilmente l'insorgenza è stata facilitata dall'immunodepressione della paziente, una bambina leucemica di due anni, e in qualche misura si tratta di un fenomeno atteso. Sarebbe peggio se fosse accaduto con una persona "sana" mai trattata con il farmaco, perché significherebbe che in circolazione ci sono ceppi resistenti abbastanza competitivi da avere un'efficiente trasmissione interumana. Uno scenario che comunque non può essere escluso da quando sono venuti alla luce dei cluster di resistenza in Usa e Gran Bretagna. Le indagini sono in corso e la morale non cambia. Dopo l'allarmismo è subentrata l'assuefazione, ma non è davvero il caso di sottovalutare. (Anna Meldolesi, dal Riformista dell'1 dicembre 2009)

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