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Caro Fazio ti scrivo

Caro Fazio, oggi le scrivo perché è un uomo seduto sul ciglio di un vulcano. Se lo è cercato, almeno in parte, quando ha lasciato che Topo Gigio le saltellasse sulle spalle cantando le ciribiricoccole, pur sapendo che la pandemia avrebbe fatto dei morti, più o meno dell'influenza stagionale in questo momento non importa. Ha fatto un passo verso il cratere ogni volta che ha definito lieve e normale questa influenza, che non è la peste ma è subdola e contagiosa, mentre negli Stati Uniti la sua omologa Kathleen Sebelius usava l'aggettivo "grave". Un lungo balzo l'ha fatto quando, pur conoscendo le difficoltà di una campagna di immunizzazione su larga scala in un paese a velocità geograficamente variabile come l'Italia, ha commentato l'emergenza nazionale decretata da Obama dicendo che noi potevamo contare su un'organizzazione migliore. Ma fra le mille critiche che adesso le vengono mosse, ce ne sono anche di ingenerose. Chi oggi intinge la penna nel vetriolo fatica a capire che questa è la prima volta nella storia in cui proviamo a gestire scientificamente una pandemia influenzale cercando di modificarne il corso e non è detto che ne saremo capaci. Il bello è che se ci riusciremo e il bilancio delle vittime alla fine sarà circoscritto, invece di sentirsi dire "bravi", i politici e i tecnici in prima linea verranno rimproverati per aver esagerato con le precauzioni. Mentre se i morti saranno numerosi, bisognerà pur addossare la colpa a qualcuno. Chi sta a guardare finisce facilmente per sottovalutare l'entità della sfida, l'imprevedibilità dei virus, la difficoltà di preparare l'opinione pubblica a un futuro incerto e luttuoso senza scatenare il panico. Magari fino a ieri criticavano medici e scienziati, ma di punto in bianco pretendono che si risolva ogni problema, che i vaccini siano belli e pronti senza avere la più pallida idea dei problemi tecnici della produzione vaccinale. Chi sta sul ponte di comando delle politiche sanitarie in tempi pandemici dovrebbe riuscire a camminare sulla sottile linea rossa che separa sottovalutazione e allarmismo, la linea dell'allerta. Sbandando ci si tira addosso l'accusa di aver preso il pericolo sotto gamba o quella uguale e opposta di aver alimentato paure infondate. Gli altri governi occidentali hanno preferito correre questo secondo rischio, diffondendo stime preoccupanti sul potenziale impatto del nuovo virus, per riguadagnare l'attenzione di una popolazione ormai disattenta, a cui troppi grilli parlanti elencavano la lista dei pericoli già scongiurati chiamandole bufale: l'influenza aviaria, la Bse, la Sars. Con quella frase pronunciata a luglio sulla chiusura delle scuole, caro Fazio, ci ha provato anche lei, poi dopo le polemiche dell'Avvenire e le battutacce di Gelmini e Brunetta si è buttato dall'altra parte. Ma con il contagio che si allarga e il bilancio dei morti che sale, non è questo il momento giusto per impugnare le baionette mediatiche. Ci vorrebbe senso di responsabilità da parte di tutti e scrivendole, caro viceministro, provo a fare la mia parte anch'io.

Il consiglio è: scriva ai pediatri, ai medici di base, ai ginecologi. Convochi i loro rappresentanti al Ministero a porte chiuse, faccia loro una lavata di capo perché si diano da fare di più con i loro iscritti. Devono capire che seppure l'obiettivo della campagna istituzionale è stato quello di rassicurare i cittadini, loro non possono permettersi il lusso di sottovalutare il problema. La peggior grana che abbiamo oggi, infatti, è la confusione che regna nelle categorie che dovrebbero consigliare i pazienti. Lo dicono a microfoni spenti gli specialisti migliori dell'Istituto superiore di sanità e ho dovuto constatarlo anch'io, quando ho parlato con il pediatra di mia figlia. L'avevo scelto accuratamente eppure mi sono sentita dire che lui, come medico, è disposto a tutto pur di non vaccinarsi, perché "il vaccino è più pericoloso del virus". Conosco persone con problemi neurologici e respiratori che dovrebbero correre a immunizzarsi, ma il medico di fiducia li ha scoraggiati inventandosi che il rischio di sviluppare la sindrome di Guillain-Barré in seguito al vaccino sarebbe maggiore del rischio di sviluppare le complicanze influenzali. Dio solo sa cosa i ginecologi consigliano in queste ore alle donne incinte, che in assoluto sono il gruppo più vulnerabile ma culturalmente sono state abituate a temere i farmaci più delle malattie. Alla fine di una giornata di lavoro i nostri medici si affidano alla televisione o a internet, non vanno a leggere la letteratura scientifica. Nel mio piccolo censimento, promuovo solo il mio medico di base che invece di propinarmi un indigesto frullato di leggende metropolitane ha avuto l'onestà intellettuale di ammettere: "Non ho strumenti per orientarmi né per dare consigli".

Invece c'è un altro consiglio che potrebbe essere utile a lei. In Italia non esiste neppure questa disciplina, ma nel mondo anglosassone la comunicazione del rischio è materia accademica. Metta i suoi collaboratori a studiare, cominci dal sito di Peter Sandman, uno che va a parlare della comunicazione del rischio pandemico ai congressi di virologi e pneumologi. Scoprirà che una decina di giorni fa ha commentato la campagna di comunicazione italiana, anticipando i prevedibili contraccolpi dei suoi errori.  L'idea di "normalizzare" l'influenza pandemica, non solo è scientificamente opinabile ma è anche ingenua. E' opinabile perché questa è una pandemia perciò farà ammalare molte più persone, prenderà di mira classi di età risparmiate dalla stagionale e in una minoranza di casi porterà in terapia intensiva anche persone giovani e sane. L'idea di normalizzarla è ingenua perché mentre si dice che è tutto normale, si varano misure sanitarie straordinarie e questa schizofrenia disorienta la gente e anche i medici. Alcuni crederanno troppo alle rassicurazioni e decideranno di non proteggersi. Altri non ci crederanno e, pur prendendo delle precauzioni, perderanno fiducia nel Governo. Altri ancora  saranno spinti a cercare fonti alternative di informazione ( o dis-informazione), magari nel mare in tempesta della rete. Le rassicurazioni eccessive, oltretutto, renderanno l'impatto delle brutte notizie più forte, alimentando un allarmismo di ritorno. E' quello che sta accadendo in queste ore e se vorrà evitare oscillazioni tanto violente in futuro dovrà trovare un modo diverso di comunicare. E magari fare a meno di Bonaiuti. (Anna Meldolesi, dal Riformista del 4 Nov 09)    

 

 

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5 Commenti


mi chiedo: cosa puó spingere la suora Teresa Forcades, specialista in medicina interna, dottorato in salute pubblica, master alla State University of New York, in " Campanas por la gripe A "," Bell tolling for swine flu" su You Tube, ad allarmare la gente con dati piú o meno provati ( sottovalutazione del percolo,squalene,ma penso soprattutto alla sua affermazione riguardo l'assenza del foglietto illustrativo nelle confezioni del vaccino, quando, proprio ieri, l'ho potuto leggere in anteprima su Repubblica ). Poi, en passant, citando la giornalista austriaca Jane Burgermeister, lancia un'accusa di tentato genocidio alla casa farmaceutica Baxter....
Io non capisco........

Non conosco Teresa Forcades abbastanza da rispondere alla sua domanda. Però mi fa venire in mente quel gesuita che intorno al 2002 ha guidato la battaglia contro la distribuzione degli aiuti alimentari americani in Zambia, durante una gravissima carestia, per il semplice sospetto che fossero derivati da Ogm, gli stessi Ogm che ogni giorno vengono consumati da milioni di americani. Quello che posso dire è che non basta una laurea in medicina per garantire autorevolezza, e non basta nemmeno una scelta di vita religiosa per garantire saggezza. Il guaio è che certe teorie cospirazioniste suonano tasti profondi della psicologia umana. Forse la riposta ultima alla sua domada sta nei testi di scienze cognitive che spiegano la forza e l'ubiquità delle false credenze. Ad esempio quello firmato recentemente dal prof Vallortigara insieme a Telmo Pievani e Vittorio Girotto. Il titolo è "Nati per credere".

Sottoscrivo in pieno il tuo articolo. Quanta disinformazione c'è in giro! Ed è proprio vero che una laurea in medicina non basta per garantire autorevolezza. Quello che sto osservando in queste settimana (anche in Austria e Germania) è molto frustrante e soprattutto mi fa male vedere che ci sono addirittura gruppi di pediatri che fanno su Internet propaganda CONTRO la vaccinazione influenzale, in modo particolare contro quella pandemica. Non si rendono nemmeno conto dei gravi danni che provocano alle persone. Anche il paragone che la influenza pandemica è leggera mentre quella stagionale provoca in Italia ogni anno 8000 morti. Questa cifra rappresenta l'eccesso di mortalità e questo dato si avrà solo dopo la pandemia per poter fare un confronto serio. Per fare un esempio, nell'ultima pandemia, che era stata considerata moderata, l'eccesso di mortalità era 20.000, contro gli ca. 8.000 nelle stagioni di influenza "normale".

Questa influenza sembra fatta ad arte per far guadagnare le multinazionali del farmaco.

E' possibile definirla una bufala, come lo sono questi commenti che sembrano postati ad arte.

L'influenza è uno sboom ! Debole e misera, con effetti reali vicini al nulla tranne per gli incassi delle multinazionali !

E in fessi in italia sono sempre in aumento.

Buon Natale

Per il Sig. Rossi. Come vede i commenti non sono fatti ad arte, visto che ho accettato anche il suo, nonostante i toni sgarbati.
Ribadisco che:
1) Quando emergen un nuovo virus non si può sapere che grado di severità avrà la pandemia, dunque bisgna prepararsi al peggio e sperare nel meglio. Preparare un vaccino in tempo per la pandemia è una conquista della moderna medicina.
2)Aspettiamo a fare i conti dell'impatto della pandemia. La cifra attuale dei decessi è fortemente sottostimata, quella vera la sapremo quando sarà possibile calcolare la mortalità in eccesso come si fa con la stagionale. Aspettiamo anche di vedere cosa accadrà nei prossimi mesi. Se questa pandemia dovesse finire così, tireremo un sospiro di sollievo. Ma la maggior parte degli epidemiologi prevede altre ondate.
3) A volte chi si crede più furbo degli altri finisce per essere il più fesso.

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