Tutti parlano dei ricercatori norvegesi che hanno identificato una mutazione potenzialmente pericolosa nel virus influenzale pandemico. A essere onesti, però, questo dovrebbe essere il momento dell'americano Henry Niman. E' lui infatti che per primo si è accorto della fatidica mutazione D225G, scrivendone per settimane, ogni giorno, sul sito della sua società di consulenza, quando ancora la notizia dei tre casi norvegesi non era stata diffusa e l'Oms preferiva non commentare l'anomala concentrazione di polmoniti in Ucraina. Nieman è un "flu tracker" e nell'ambiente lo conoscono tutti, anche se tutti storcono il naso. Perché è un allarmista per vocazione, nel senso che sta appostato per avvistare i pericoli che gli altri non vedono. Le sue intuizioni è bene dividerle per due e disseminarle di punti interrogativi, ma snobbarle è un errore. Nieman infatti è capace di seguire l'evoluzione di un focolaio epidemico negli angoli più remoti del globo standosene comodamente seduto al computer. Spulcia i giornali e i bollettini locali, anche se sono scritti in armeno. Mastica le sequenze virali depositate su Genbank come se fossero noccioline. Quando nota un puntino nero all'orizzonte comincia a gridare al lupo. A volte si sbaglia e il lupo non arriva, spesso è solo un cane. In questo caso però ha battuto tutti sul tempo e non è la prima volta che accade. Pochi se lo ricordano, ma è grazie a lui che qualche anno fa è stato identificato l'unico cluster di trasmissione uomo-uomo del virus dell'aviaria, in Turchia. Un lupo, mannaro per giunta, che per nostra fortuna è rimasto isolato.
La mutazione D225G della nuova influenza potrebbe essere un lupo o un cane, ma ormai nessuno dubita che vada tenuta d'occhio attentamente. La più sincera, come al solito, è stata la direttrice dei Cdc di Atlanta Anne Schuchat: "Non vogliamo sminuire. E' troppo presto per capire cosa questa mutazione possa comportare". Nei resoconti ufficiali e in molti articoli la vedrete indicata con un'altra sigla (222), ma si tratta sempre di D225G, catalogata con un diverso sistema di numerazione. In Norvegia l'hanno trovata in 3 pazienti, due dei quali sono morti. I casi ucraini studiati invece sono 10, di cui 4 fatali, e il cambiamento di sequenza è stato riscontrato proprio in questi ultimi. Al momento non sembra che tutte le sequenze mutate identificate dal Brasile al Giappone, dalla Spagna agli Stati Uniti corrispondano a casi gravi. Comunque possiamo già dire che, potendo scegliere, preferiremmo di gran lunga contrarre la versione originaria. D225G infatti determina un cambiamento nell'emoagglutinina, che è la chiave di ingresso del virus per entrare nelle cellule dell'ospite. La chiave mutata gli consente di aprire la serratura in profondità nei polmoni, piuttosto che fermarsi a trachea e bronchi. Il solito Niman sospetta che per questo possa scatenare delle polmoniti emorragiche, come quelle riportate in Ucraina, ma non si può escludere che per arrivare a tanto il virus influenzale abbia bisogno di un complice (pneumococco? tubercolosi?). Sempre lui evidenzia qualcosa su cui le autorità sanitarie per ora preferiscono glissare: la stessa mutazione è presente nel virus dell'influenza aviaria e persino nel ceppo che si è diffuso con la seconda ondata della famigerata Spagnola. Ovviamente una mutazione da sola non basta a trasformare un virus poco aggressivo in uno spietato killer seriale, ma è un campanello d'allarme che suona. Per fortuna, come hanno notato in molti, la mutazione appare circoscritta, seppure in diverse aree del globo. Ma la sua reale diffusione è ancora tutta da scoprire, perché per stanare il virus mutato non bastano i normali tamponi naso-faringei, ci vuole una biopsia polmonare. Quello che tutti si chiedono ora è di quanto tempo potrebbe avere bisogno la nuova variante per provare ad affermarsi su quella più mite. Ovvero quanto tempo ci vorrà per essere certi che il lupo non ci salterà addosso e si lascerà addomesticare. (Anna Meldolesi, dal Riformista del 22 novembre 2009)
PS Per saperne di più sulla mutazione c'è DarwinFlu

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