Quando si parla di lobby dei vaccini, in genere, ci si riferisce agli affari di big pharma. Pochi sembrano essersi accorti che altre lobbies, politiche e professionali, si sono date da fare per assicurarsi un posto in prima fila tra le categorie con accesso privilegiato alla vaccinazione contro l'influenza pandemica. A discapito dei soggetti che corrono il rischio di sviluppare gravi complicanze a causa del virus H1N1. Per fortuna però il Ministero del welfare si è finalmente deciso a porre un argine e nei prossimi giorni è atteso un nuovo provvedimento «di precisazione».
Lo stimolo non è arrivato dai vertici dei partiti di opposizione, che appaiono del tutto disinteressati alla più grande vaccinazione di massa della storia del paese. A far notare che il re era nudo sono state alcune regioni, benemerite, tra cui il Lazio. Martedì scorso la patata bollente è arrivata sul tavolo dell'unità di crisi nazionale, che ha constatato l'ovvio: non ha alcun senso relegare donne incinte e bambini a rischio in terza fascia - non solo dopo gli operatori sanitari, ma anche dopo i servizi cosiddetti essenziali - correndo il rischio di immunizzarli quando il picco influenzale è già arrivato. Anche perché i dati pubblicati in letteratura scientifica stanno delineando un quadro sempre più chiaro: la pandemia rappresenta una seria minaccia per alcuni sottogruppi di persone e sono questi che vanno tutelati per primi. Ad esempio dall'esperienza di Australia e Nuova Zelanda, che hanno già vissuto il clou della stagione influenzale, risulta che le donne incinta rappresentano solo l'1% della popolazione, ma il 9% dei casi ricoverati in terapia intensiva. E se i numeri appaiono freddi, consigliamo di leggere il racconto del calvario vissuto da una ventisettenne americana, precedentemente sana, pubblicato sul New York Times il 19 ottobre: per lei l'incontro con H1N1 ha significato "4 mesi in ospedale, 5 settimane di coma, 6 collassi polmonari e delle convulsioni quasi fatali", oltre alla perdita del bambino. Quanto ai bambini, vale l'allarme lanciato dalle autorità sanitarie americane, secondo cui il numero dei minorenni uccisi dalla nuova influenza in poche settimane ha superato quello imputabile all'influenza stagionale in un anno intero. L'ordine di vaccinazione, dunque, può diventare per qualcuno una questione di vita o di morte. Invece in Italia circolano in abbondanza storielle sul malcostume delle spintarelle in tempi pandemici, e seppure non si vuole dare credito ai rumour carta canta. La definizione di servizi essenziali adottata per la campagna di vaccinazione, al momento, è talmente larga che per mettere in fila le categorie interessate c'è voluto un allegato di 24 pagine, firmato da Ferruccio Fazio il 14 ottobre ( servizi essenziali.pdf). Si va dal personale impiegato per il pagamento degli stipendi ministeriali fino ai magistrati, che magari impiegano dieci anni per scrivere una sentenza ma non possono trascorrere una settimana a letto con l'influenza. Passando per giornalisti e tecnici Rai impegnati sul fronte del Festival di Sanremo. Probabilmente più che di una corsa alla vaccinazione, si tratta di una corsa all'affermazione dei propri privilegi. A spulciare i documenti ufficiali degli altri paesi, comunque, si ha la sensazione che da nessun'altra parte si sia arrivati a un simile degrado dell'etica pubblica. Che in Italia si siano aperte le maglie sui servizi essenziali, mentre si è tirata la cinghia per i soggetti a rischio appare evidente anche dal livello di tutela previsto per i neonati sotto i 6 mesi. Essendo troppo piccoli per ricevere il vaccino, la Francia ha deciso di immunizzare chi sta loro intorno, dando la massima priorità a genitori e fratelli. Sulla stessa lunghezza d'onda la Gran Bretagna, che parla di care givers al plurale. L'Italia invece prevede di vaccinare solo una persona. Se la mamma c'è, insomma, al resto della famiglia non resta che stare alla larga dal bebé o correre il rischio. (Anna Meldolesi. Una versione accorciata di questo articolo è uscita il 25 ottobre sul Riformista. Nel testo online è stata apportata una correzione al testo, che conteneva un errore in riferimento alla paziente americana)
PS Ieri Obama ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per avere le mani più libere nella gestione della nuova influenza, che in Usa le autorità definiscono molto grave ("very sobering"). E' singolare il fatto che il servizo del tg1 dagli Usa, invece di fornire i dati sull'epidemia in America, mostrasse ancora una volta Michelle con l'hula hoop. Comunque per la cronaca "The Centers for Disease Control and Prevention reported on Friday that the flu was spreading widely in at least 46 states and had already caused the hospitalization of at least 20,000 Americans. More than 1,000 deaths have been attributed to the virus and more than 2,400 additional deaths were probably associated with it, officials said. "

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