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To vaccinate or not to vaccinate

Barack Obama ha detto che si farà uno shot antipandemico non appena arriverà il suo turno, rispettando la scala di priorità stabilita dal Dipartimento della salute. Lo stesso faranno Michelle, Malia e Sasha. Ferruccio Fazio invece ha annunciato che si vaccinerà solo per l'influenza stagionale: avendo compiuto 65 anni non rientra fra le categorie ad accesso privilegiato previste dalla circolare sulla nuova influenza che lui stesso ha emanato, mentre fa parte della fascia di età per cui una dose di vaccino stagionale è sempre consigliata. E noi? Ci dobbiamo vaccinare o no? Per la solita influenza, per la nuova o per entrambe?

In Italia la campagna di vaccinazione antipandemica dovrebbe cominciare entro due settimane e procederà a scaglioni. Ma l'immunizzazione contro l'influenza stagionale è già ai nastri di partenza e le autorità sanitarie sperano di completare il lavoro entro un mese, perciò l'amletica domanda si pone da subito. To vaccinate or not to vaccinate? Lasciamo stare i complottisti, convinti che i vaccini servano solo ad arricchire big pharma e la pandemia sia l'ultima trovata per sostenere il business. Lasciamo da parte anche le persone ad alto rischio, che si vaccinano ogni anno e non devono smettere. Per chi resta rispondere non è facile. Le valutazioni infatti sono di tipo probabilistico e in questi casi la psicologia fa la parte del leone.

Nessun vaccino influenzale può garantire un'efficacia assoluta. Diciamo che quando la composizione del vaccino è azzeccata, chi si immunizza e viene esposto al virus in quantità sufficiente per causare un contagio, ha il 70-80% di possibilità di sfangarla. Un risultato niente male. Ma in Italia non siamo abituati a proteggerci dalla stagionale: l'anno scorso si è vaccinato il 19% della popolazione e in gran parte si è trattato di ultrasessantenni. La percentuale sale per il personale sanitario (30%), ma non tanto quanto dovrebbe, se si pensa che medici e infermieri proteggendo sé stessi proteggono anche i pazienti con cui sono in contatto. Ai soliti dubbi, poi, quest'anno se ne aggiungono di nuovi. Ogni pandemia è una storia a sé e quando arriva un nuovo virus non siamo in grado di prevedere se soppianterà i ceppi già circolanti o si unirà semplicemente alla compagnia di giro. Qualche dato sull'attuale pandemia però cominciamo ad averlo, perché mentre qui era estate l'emisfero sud era nel pieno della stagione influenzale. Ebbene in Australia il nuovo H1N1, quello di origine suina, ha avuto la meglio, arrivando a rappresentare oltre il 90% dei ceppi influenzali in circolazione. Questo significa che la probabilità di contrarre l'influenza pandemica potrebbe essere molto più alta di quella di beccarsi la stagionale. Dunque il vaccino stagionale potrebbe rivelarsi poco utile. Quel poco di stagionale che circola, a quanto pare, è ascrivibile al sottotipo H3N2. Ma sfortuna vuole che la corrispondenza tra la variante di H3N2 usata per il vaccino stagionale e quelle effettivamente circolanti non sia perfetta. I dati sono in evoluzione, perciò non sono risolutivi per la nostra domanda, ma se il mismatch fosse confermato il vaccino stagionale risulterebbe ancora meno utile. A confondere le idee ci si sono messi anche gli epidemiologi canadesi, sostenendo che chi si immunizza per la stagionale è più vulnerabile alla pandemica. Poi però sono arrivati i messicani a dire l'esatto contrario. Ma almeno questa incognita possiamo cancellarla dall'equazione, affidandoci alla scuola più autorevole, quella americana, secondo cui il vaccino stagionale non ha alcuna influenza sulla probabilità di contrarre la pandemica.

E il vaccino per quest'ultima? Alla fine potrebbe succedere che non tutti quelli che sulla carta hanno diritto a riceverlo lo vorranno, anche perché la campagna di educazione nazionale ha scelto toni rassicuranti. Mentre nel gruppo degli esclusi ci sono persone più che interessate ad avere un'iniezione antipandemica. Forse in corso d'opera troveremo un meccanismo abbastanza elastico da far incontrare domanda e offerta. Ma in caso contrario i "desiderosi frustrati" potrebbero decidere di tutelarsi dal male minore, ripiegando sul vaccino contro la stagionale. L'unico su possono esercitare una libera scelta. (Anna Meldolesi, dal Riformista dell'11 ottobre 2009)

PS In attesa di sapere se potrò avere la mia dose antipandemica, io mi vaccinerò per la stagionale (come ogni anno)

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6 Commenti

Su Lavoce.info Donato Greco sostiene però che nei paesi colpiti per primi l'incidenza dell'influenza pandemiale sia stata (ormai) inferiore alla stagionale.

Mi dispiace dover dissentire da Donato Greco. Ovviamente nessuno può sapere quante saranno le ondate, ad esempio non si può escludere che dopo la prossima ondata pandemica ne arrivi una di influenza stagionale. Ma non è un caso che l'Oms abbia già diramato un comunicato sulla composizione del vaccino stagionale del prossimo anno, in cui l'attuale ceppo pandemico H1N1 andrà a sostituire l'omonimo ceppo stagionale

Una curiosità, se non sono indiscreto.
Per quale motivo lei che è giovane, in buona salute ed apparentemente non presenta fattori di rischio specifici, si vaccina ogni anno contro l' influenza tradizionale?

Perché tendo a beccarmi un po' di tutto, tra virus influenzali e parainfluenzali, ho una stupida mucosa atrofica che mi causa un mal di gola cronico, ho una bambina piccola che mi passa i germi e a cui li ripasso, ho molto da lavorare e ho fiducia nei vaccini...

Avrei piacere, uno di questi giorni, di leggere un suo post relativo all'argomento dei vaccini in generale, e sulla loro importanza. Lo so che la rete è un microcosmo a parte, cui non va dato troppo peso, ma quel che si legge in giro è deprimente.

Credo che dovrò occuparmi per forsa delle possibili (probabili?) resistenze che incontrerà il vaccino per la nuova influenza. Per uno sguardo più generale sul movimento anti-vaccini consiglio un pezzo di Plos Biology ripubblicato sull'ultimo numero di Darwin.
Il testo inglese si può leggere qui http://www.plosbiology.org/article/info:doi/10.1371/journal.pbio.1000114

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