Delle due l'una. O la nuova influenza è un problema e allora si capisce perché ci stiamo imbarcando nella più grande vaccinazione di massa della storia. Oppure ha ragione Topo Gigio quando dice che "è una normale influenza" e allora stiamo facendo un bel regalo a big pharma. Finora la strategia nazionale di comunicazione è stata: rassicurare, rassicurare, rassicurare. Ma mentre si diffonde l'idea che questo allarme sia una bufala, la gente inizia a chiedersi che senso abbia vaccinarsi e le teorie complottiste fanno breccia anche in ambienti insospettabili.
Ne abbiamo avuto un assaggio ieri con il titolo pubblicato in prima pagina dal Corriere della sera: "Influenza A: il contratto per il vaccino è segreto". Sulla base della delibera 16/2009/P della Corte dei Conti, l'articolo riferiva una serie di stranezze dell'accordo stretto dal Governo con Novartis, a cominciare dalla segretezza dell'importo pattuito con la multinazionale. Le indiscrezioni che circolano - si parla di 200 milioni di euro - appaiono realistiche, perché dividendo per 24 milioni di dosi si arriva a 8 euro per dose, un prezzo in linea con quelli degli altri produttori di vaccini (si dice che uno shot della GlaxoSmithKline costi 5 sterline). Ma Novartis, da noi interpellata, conferma di essere tenuta alla riservatezza per obblighi contrattuali, dunque sta al Governo parlare: se non vogliono erodere il capitale di fiducia di cui la loro politica antipandemica gode presso l'opinione pubblica, farebbero bene a darci i numeri.
Il Corriere riporta anche altre perplessità, ma basta arrivare in fondo alla delibera per accorgersi che la Corte dei Conti aveva già risposto a quasi tutte le domande. Il contratto è stato siglato prima ancora che l'Ue approvasse il vaccino? Per forza, anche all'estero hanno fatto così e non si poteva fare diversamente, visto che il nostro obiettivo era riuscire ad averlo prima del picco epidemico e in questi casi l'autorità europea competente segue la via delle pre-registrazioni. Chi sospetta un salto nel buio è in errore, anche perché si usano metodi di produzione già testati per gli altri vaccini influenzali. Il contratto non prevede penalizzazioni per Novartis in caso di ritardo nella consegna del prodotto? Per forza, visto che i tempi dipendono da fattori esterni, come l'efficienza di replicazione dei ceppi forniti dall'Oms. Novartis risponde solo dei danni a terzi causati da difetti di fabbricazione? Per forza, visto che qualsiasi vaccino può causare effetti collaterali di qualche gravità in una minoranza di casi, dunque se il sistema pubblico non si facesse carico della liability le industrie starebbero alla larga dalla vaccinologia. Non a caso per anni il settore si è andato svuotando finché i produttori si sono ridotti a una manciata: i vaccini garantiscono margini di profitto inferiori rispetto ai farmaci per le malattie croniche, negli anni '80 i costi di produzione sono schizzati per l'adozione di standard più stringenti, le cause milionarie sono uno spettro che fa paura. Poi l'influenza aviaria e l'odierna pandemia hanno rivitalizzato il settore. Ora Novartis e le altre faranno ottimi affari: GSK, ad esempio, prevede di incassare 2 miliardi di sterline nel 2010 con i vaccini per la nuova influenza. Ma se non ci fosse il business non ci sarebbero neanche i vaccini e noi ci troveremmo indifesi di fronte all'esuberanza del mondo microbico. (Anna Meldolesi, dal Riformista del 16 ottobre 2009)

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