La trasparenza e la tempestività con cui il potere politico sceglie di parlare dei rischi di un nuovo virus e delle possibili contromisure non sono solo indicatori dello stato di salute di una moderna democrazia. Sono prerequisiti fondamentali per la gestione di una pandemia. La comunicazione del rischio in tempi pandemici, infatti, influenza il comportamento delle persone, che a sua volta influenza la velocità di diffusione dei virus e il loro impatto sulla salute pubblica.
Fazio può non piacere e recentemente si è meritato qualche serio rimprovero dalla comunità scientifica. Il fatto che all'ultimo momento la ricerca con le cellule staminali embrionali sia scomparsa dal bando per i finanziamenti è grave e soprattutto lo è il fatto che Fazio non si sia assunto la responsabilità di questa decisione, né abbia offerto spiegazioni credibili su quanto è accaduto. Ma qui parliamo di altro: di una pandemia e della tentazione di vendere sicurezze fasulle in tempi incerti, pensando più alle convenienze politiche immediate che alle conseguenze per il paese. Dopo che Fazio ha ipotizzato un'apertura ritardata dell'anno scolastico, infatti, il ministro Gelmini ha preso le distanze, quindi è arrivata la sicumera di Brunetta, infine la proposta shock di Calderoli: su una materia così delicata dovrebbe parlare solo il premier. Ovviamente per rassicurare gli italiani.
Forse il metodo Berlusconi ha una logica in campo economico: spargendo ottimismo a piene mani, anche a dispetto delle evidenze, si può sperare di incoraggiare la ripresa. Ma con i virus non funziona. Gli esperti internazionali sono ancora in disaccordo su molte cose, ma sulla filosofia di fondo il consenso è chiaro: la sottovalutazione è pericolosa quanto l'allarmismo. I virus influenzali sono per natura imprevedibili, dunque ci troviamo potenzialmente di fronte a 3 scenari. Numero uno: la nuova influenza potrebbe rivelarsi così leggera che ci accorgeremo a malapena di vivere la prima pandemia del terzo millennio. Numero due: potrebbe avere un tasso di mortalità e delle manifestazioni cliniche simili all'influenza stagionale, che è una malattia tutt'altro che banale. Limitarsi a dire "tranquilli, è come una banale influenza" è fuorviante per diversi motivi. Se il numero delle persone destinate a contrarla è maggiore, perché la gran parte dell'umanità non ha mai incontrato un virus simile, lo sarà anche il numero assoluto delle vittime (spesso giovani e in buona salute). Per non contare il fatto che se il nuovo ceppo dovesse circolare insieme all'influenza stagionale anziché rimpiazzarla, ci troveremmo con il doppio dei problemi. Numero tre: il virus potrebbe diventare più aggressivo. Per dirla con Peter Sandman, noi dobbiamo temere il terzo scenario, prepararci per il secondo e sperare nel primo. Ed è bene chiarire che le misure di distanziamento sociale, a cominciare dalla chiusura temporanea delle scuole, possono essere utili anche nel secondo scenario. Si valuta che una sospensione delle attività scolastiche fino a 4 settimane sia un'opzione da tenere in considerazione per le pandemie la cui severità è di categoria 2 (mortalità da 0,1 a 0,5%). Con una percentuale di decessi ancora traballante ma vicina allo 0,1%, e la necessità di rallentare la corsa del virus in attesa di un vaccino, l'ipotesi di Fazio è tutt'altro che fantascientifica e la decisione per risultare efficace andrebbe presa prima che la diffusione si impenni. L'errore di Fazio non è stato neppure quello di aver parlato pubblicamente anziché nel chiuso di una riunione, perché preparare oggi le persone all'evoluzione futura delle emergenze è il miglior modo per evitare di scatenare il panico domani. I suoi problemi nascono dal fatto che si è comportato come un normale ministro della salute in un paese anormale, in cui le apparenze contano molto più della sostanza. Probabilmente Palazzo Chigi avrebbe preferito un comportamento alla Storace, che in pieno allarme influenza aviaria sorvolava le oasi in cui erano stati trovati i primi cigni infetti. Troppo interessato ad apparire padrone della situazione per preoccuparsi del fatto che il passaggio del suo elicottero avrebbe contribuito a disperdere gli uccelli favorendo la diffusione del virus. (Anna Meldolesi, dal Riformista del 21 luglio 2009)

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