Anche se i nomi cambiano, le cose restano quello che sono. Una rosa è una rosa è una rosa (Gertrude Stein). Una pandemia è una pandemia è una pandemia. Tanto vale prenderne atto. La burocrazia internazionale ha fatto di tutto per allontanare il momento della verità, ma H1N1 è già a pieno titolo un virus influenzale pandemico. Il primo da 41 anni a questa parte. Aspettate, però, prima di arruolarci nel partito dei catastrofisti globali: se constatiamo questo fatto, riconosciuto sottovoce da molti specialisti, non è perché crediamo o ci divertiamo a far credere che H1N1 scatenerà l'apocalisse. Al contrario siamo convinti che la trasparenza sia la migliore ricetta contro la paura.
Secondo fonti vicine all'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) lo stato pandemico potrebbe essere decretato ufficialmente nel giro di una settimana. Pur di evitare questa escalation molti governi avrebbero preferito cambiare il sistema di allerta, ma per l'Oms la situazione si è fatta di giorno in giorno più imbarazzante. Dal 29 aprile le lancette sono ferme sul numero 5 - il penultimo livello della scala, che corrisponde alla diffusione in una regione geografica - mentre H1N1 si è già propagato massicciamente al di fuori dall'epicentro americano. La fase 6, quella della pandemia conclamata, prevede che il virus si sia diffuso in almeno due regioni, una condizione che è ampiamente soddisfatta. Solo nell'ultima settimana i casi in Australia sono schizzati da 17 a 501, poco prima si è registrato un boom in Giappone, ma anche Gran Bretagna e Spagna contano centinaia di casi confermati, solo in parte riconducibili a viaggi nelle zone più a rischio. E allora, perché negare l'evidenza?
Il ragionamento di molti - da Pechino a Londra - è stato: la parola pandemia scatenerà il panico e il panico porta solo problemi. Il mondo non è più quello del 1918, abbiamo sistemi sanitari efficienti, antivirali, antibiotici per le complicanze, un vaccino in preparazione. Il nuovo virus poi non è aggressivo come quello del 1918. Per quanto i tassi di mortalità e di trasmissione siano ancora incerti, al momento appaiono moderati. Tutto considerato, chi se la sente di esporre il mondo a un altro shock mentre siamo ancora alle prese con la crisi economica? Per evitarlo - ragionano i fautori della realpolitik - basterebbe rivedere alcuni criteri, rendendo la definizione di pandemia dipendente non solo dalla diffusione geografica del virus, ma anche della severità delle sue manifestazioni cliniche. Scendendo per questa china, però, arriveremmo all'assurdo. Se negassimo che questa è una pandemia, saremmo obbligati ad affermare che nemmeno quelle del 1957 e del 1968 erano pandemie. Hanno fatto rispettivamente 2 e 1 milione di morti, ma è facile dipingerle come delle febbriciattole in confronto alla Spagnola. In definitiva, come hanno scritto i due specialisti di comunicazione del rischio Jody Lanard e Peter Sandman, "dovremmo concludere che l'ultima pandemia influenzale è stata quella del 1918", "dovremmo rivedere l'elenco delle pandemie precedenti al 1918" e "stabilire che sono eventi molto più rari del previsto". Insomma dovremmo riscrivere i libri di medicina. Se questo non è piegare la scienza alle necessità della politica, diteci voi cos'è.
Dichiarando la fase 6 l'Oms eviterebbe di coprirsi di ridicolo. La via d'uscita, sul piano politico, potrebbe essere quella di mantenere la scala geografica, aggiungendo una scala di severità. Si potrebbe dire che siamo nella fase 6.1, perché la diffusione è pandemica ma la gravità modesta, e non dobbiamo preoccuparci troppo finché non saremo alla fase 6.2 o 6.3. Paesi diversi, inoltre, potrebbero arrivare a punteggi diversi. Molti specialisti ritengono che questo, tutto sommato, potrebbe essere un compromesso accettabile. Sarebbe un bel controsenso, però, se mentre ci preoccupiamo di prevenire gli eccessi di panico, lasciassimo che a ispirare le nostre politiche pubbliche sia la "paura della paura". Sarebbe una beffa se mentre ci affanniamo a dire che la situazione è diversa da quella del 1918, ripetessimo gli stessi errori di allora. John Barry ha ricordato su Nature i memo preparati per il Presidente Woodrow Wilson da Arthur Bullard e Walter Lippman, che erano gli architetti della strategia di comunicazione del governo americano. Sostenevano che "vero e falso sono termini arbitrari", che i cittadini sono dei "bambini a livello mentale", che il loro diritto all'autodeterminazione deve essere subordinato all'ordine e alla prosperità. Le rassicurazioni e il silenzio sulla Spagnola, invece, hanno finito per seminare sfiducia e paura. A Washington sembrano aver imparato la lezione e quest'anno, quando ancora non era stata registrata alcuna vittima in Usa, hanno preparato la popolazione all'idea che ci sarebbero stati dei decessi. In Italia però sarà difficile imboccare questa strada. Gli aggiornamenti nazionali del contagio arrivano con il lieto fine assicurato. "Scoperto un nuovo caso ma è già guarito". Paura della paura? (Anna Meldolesi, dal Riformista del 4 giugno 2009)

USURPATORI
Grazie per il tuo articolo informativo e sempre interessante.
Mi chiedo: ma la storia umana, di questo secolo appena concluso e di tutti gli altri millenni ed epoche andate, avrà mai lasciato insegnamenti importanti e da tenere presenti alle presenti e future generazioni?
Se la risposta risultasse affermativa (come dovrebbe risultare in modo pacifico e naturale) perché mai le menti umane che reggono i governi della cosa pubblica e privata sembrano prive della necessaria premura e lungimiranza?
La risposta immediata sembra essere quella giusta: le menti dei reggitori della cosa pubblica non sono le menti giuste, sono al posto dove si ritrovano in modo non degno e responsabile. Come avessero usurpato il titolo che ricoprono. Fuggendo le responsabilità delle loro omissioni. Usurpatori.
Marco
Il commento e' molto facile,l'uomo e'una cosa...che si ciba di soldi,saltando sopra ogni cosa..
Differenza semplice di animali che si cibano di cibo senza pretese.
L'animale non puo' far male.
La cosa si....
Gianni
Io insisto nel dire che l'annuale allarme per una nuova pandemia è fondamentalmente un sistema per far 'quadrare i conti' delle case farmaceutiche. E' vero che a furia di gridare 'al lupo' quando veramente ci sarà da preoccuparsi ci faremo trovare impreparati, ma di chi sarà effettivamente la colpa? Perchè la normale influenza stagionale che ha tutte le caratteristiche di pandemia non viene dichiarata tale e non genera lo stesso allarme dell'ultima novità? Comunque per non ripetermi qui lascio il link del post dove ho dettagliato il discorso in tema. Grazie. Massimo
http://www.massimonegrisoli.it/dblog/?p=225
L'influenza stagionale è una malattia gravemente sottovalutata, se è vero che il conteggio indiretto delle morti arriva a 8.000-9.000 decessi l'anno per l'Italia. L'influenza pandemica al momento ha un tasso di mortalità inferiore, ma è più contagiosa ed essendo nuova non trova immunità acquisita nella popolazione. Dunque non è l'apocalisse ma non va sottovalutata. Ma tanto chi vuole vedere intrighi ovunque continuerà a farlo.