Qualche anno fa Giuliano Ferrara prometteva: "Se clonano Eva mi faccio prete". Si riferiva all'annuncio di una setta che crede ai marziani e al libero amore - i Raeliani - sulla presunta nascita di baby Eva, la "prima" bambina clonata. Scrivendo "mi faccio prete" Ferrara intendeva dire che soltanto la Chiesa e le chiese avevano capito l'entità dell'attentato perpetrato contro il senso di umanità e di civiltà che ci siamo formati nei millenni. Quel titolo di Panorama mi è tornato in mente ieri, leggendo l'ultimo scoop dell'Independent sull'ultima bravata di Panos Zavos. Il controverso specialista di medicina della riproduzione, un greco cipriota naturalizzato americano, ha annunciato di aver clonato 14 embrioni e di averne trasferiti 11 nell'utero di 4 donne. Nessuno è riuscito a impiantarsi avviando una gravidanza, ma Zavos si dice pronto a riprovarci finché non raggiungerà il traguardo finale: la nascita del primo bambino clonato. Ecco, mentre leggevo ho pensato: "Se Zavos clona un bambino mi faccio suora". Ma l'ho pensato per ragioni diverse da quelle di Ferrara: io infatti non ritengo che "la riproduzione non naturale attacca il cuore di quel che siamo, il mondo che si fonda sul racconto, l'arte e l'amore". Credo che la clonazione riproduttiva umana sia una pessima idea perché è sostanzialmente inutile, scarica sul nascituro dei rischi inaccettabili sul piano della salute e offre a tutti i nemici della scienza un facile spauracchio da agitare. Ma se dico che sono disposta a farmi suora è perché mi rifiuto di prendere Zavos sul serio. Per capire il perché basta fare un ripassino su wikipedia. 2001: Zavos, Antinori e Ben-Abraham si dicono pronti a effettuare la clonazione umana terapeutica. 2002: Zavos dichiara l'"anno dei cloni umani". 2003: Zavos annuncia la creazione di un clone umano. 2004: E' sempre lui ad annunciare la creazione di un embrione clonato a partire da una bambina defunta. Non ha mai fornito uno straccio di prova a sostegno dei suoi proclami e ora, dopo qualche anno di silenzio, ci risiamo. E' vero che a forza di gridare al lupo al lupo nessuno ti crede più e invece il lupo qualche volta arriva. Ma nel caso della clonazione riproduttiva i numeri sono tutti contro Zavos. Nonostante i progressi del dopo Dolly, la percentuale di animali clonati che arriva a termine è ferma sull'1-2%, con un'elevata incidenza di interruzioni di gravidanza e di mortalità neonatale. Ragion per cui se Zavos ci stesse davvero provando non sarebbe solo uno scienziato da strapazzo ma anche un criminale. Il problema è che trasferendo il nucleo nella cellula uovo per riportarlo a uno stadio di totipotenza, noi cerchiamo di fargli perdere memoria del suo stato differenziativo. Si tratta, ovviamente, di una memoria in senso lato, costituita da modificazioni molecolari che non cambiano la sequenza del Dna ma stabiliscono quali geni devono essere attivati o silenziati e quando. La maggior parte dei cloni però non le rimuove del tutto e queste alterazioni rappresentano il marchio molecolare del cupo destino che li attende durante e dopo la gravidanza.
In effetti ha ragione Lino Loi dell'università di Teramo quando ricorda che non dovremmo sorprenderci del fatto che la clonazione ha un'efficienza tanto bassa, bisognerebbe stupirsi del fatto che ogni tanto nasce un clone. Infatti "con il trapianto nucleare chiediamo a un ovocita di riepilogare in poche ore la complessità di modificazioni molecolari che avvengono separatamente nei due sessi nell'arco di settimane o di anni a seconda dell'animale, per conferire ai gameti maschili e femminili l'immortalità della specie, rappresentata dalla capacità di generare una nuova vita". Probabilmente Zavos e gli altri membri della banda dei cloni (i clowners, come qualcuno li ha ribattezzati) dovrebbero fare centinaia di tentativi per portare a compimento il loro folle progetto. E visto che si fa fatica persino a trovare degli ovociti umani per effettuare ricerche ben più sensate, è difficile immaginare che esista una nutrita schiera di donne pronte a farsi impiantare embrioni clonati. Davanti al Congresso americano il noto bioeticista Arthur Caplan ha detto di Zavos: "Penso che nel manipolo di sostenitori della clonazione lui sia il più pericoloso. Perché ha più conoscenze degli altri, distorce i fatti e sembra crogiolarsi in una miscela di pubblicità e fund-raising basata sull'esagerazione". Oltre a chiederci se Zavos mente, forse dovremmo domandarci perché continuiamo ad abboccare al suo amo. (Anna Meldolesi, dal Riformista del 23 aprile 2009)

UNA VISIONE SPIRITUALE
Gentile Anna Meldolesi,
complimenti per questo nuovo bell'articolo, validissimamente motivato per non seguire questi tentativi di scienziati "visionari" e che amano lanciare proclami fasulli magari per raccogliere nuovi proventi economici e finanziamenti da magnati altrettanto visionari.
A rincarare la dose ho piacere a proporre un aspetto che forse non risulterà accettato dalla scienza accademica materialista del nostro mondo moderno di oggi (sia occidentale che orientale), una idea che anche le maggiori chiese nel mondo che vanno oggi per la maggiore sembra non abbiano argomentazioni pubbliche da proporre, e cioè l'idea della parte spirituale di ogni essere umano propriamente detto.
Si, per una buona parte di esseri umani la costituzione fisica umana non è la parte più importante o unica o maggiore, quanto invece uno strumento di cui la nostra parte spirituale si serve per un suo scopo evolutivo individuale e di gruppo (un pò come un intero organismo umano è un gruppo armonioso che lavora all'unisono formato da tutti i singoli organi costitutivi, dove i singoli hanno un valore individuale non rinunciabile al gruppo).
Insomma l'essere umano sarebbe per questi soprattutto un essere spirituale calato nel mondo della materia.
D'altronde non esistono ancora numerose aree di studio e di indagine scientifica a tutt'oggi ancora avvolte da misteri e da dubbi irrisolti? Un esempio che mi viene in mente è la mente umana, quel meraviglioso crogiuolo di pensieri, concetti, coscienza che scienziati e studiosi ancora sono lungi dal chiarire nel funzionamento e nei processi.
Sempre per questa cerchia di studiosi dei mondi spirituali il pensiero umano diventerebbe l'àncora che potrebbe condurre l'essere umano alla riscoperta di una sua ascendenza spirituale, un ponte verso dimensioni ancora non esplorate.
Per costoro lo spirito umano non sarebbe soltanto calato nella materia ma ne sarebbe anche il primo architetto, l'artefice, il creatore, specialmente durante i nove mesi della gestazione umana, dove come da te spiegato chiaramente le cellule hanno la possibilità di trasformazione completa e totale, durante una "rivoluzione cellulare" prevista da madre natura.
Se davvero durante la gestazione la natura offriva libero spunto al singolo essere umano nascituro per partecipare direttamente alla costruzione del proprio veicolo umano ecco che con la clonazione umana si viene ad impedire questo atto di costruzione ex novo, costringendo invece un imperfetto programma geneticamente predefinito e senza i tempi previsti da te spiegati precisamente.
Potrebbe essere, per ipotesi in una visuale di tipo spirituale come strumento di lavoro, che "la riproduzione non naturale attacca il cuore di quel che siamo, il mondo che si fonda sul racconto, l'arte e l'amore" non soltanto e non tanto, quanto impedisca anche a questa entità spirituale individuale un suo lavoro personale di preparazione e di partecipazione all'organismo fisico dell'essere umano scelto.
Quale spirito umano abiterebbe una casa costruita da altri e non da sé stesso?
Marcolino