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Prevedere no, prevenire sì

Il terremoto dell'Aquila non si poteva prevedere e di fatti nessuno l'aveva previsto. Neppure Giampaolo Giuliani, il tecnico del Gran Sasso che qualche giorno fa ha mandato in tilt la città di Sulmona con i presagi funesti dei suoi rilevatori radon e per questo si è beccato una denuncia per procurato allarme. La sua è stata una previsione "quasi azzeccata" con la complicità del caso e dunque sostanzialmente inutile.

A dimostrarlo è anche l'esperienza dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: "Abbiamo una nutrita casistica non pubblicata sul radon e nella maggioranza dei casi alle anomalie non è seguito alcun evento. Invece di scatenare il panico, in questi casi bisogna contattare la Protezione civile", ci ha detto Fedora Quattrocchi. Prima di affermare che siamo in grado di prevedere i terremoti, infatti, dovremmo imparare a specificarne tempo, luogo e magnitudo. E dovremmo poterlo fare in modo abbastanza affidabile da limitare al massimo i falsi allarmi, giustificando così disagi e costi di eventuali evacuazioni. Purtroppo non sappiamo farlo. A dispetto dei lanci stampa di Codacons e Italia dei valori, dunque, la storia del ricercatore incompreso (Giuliani) e dell'establishment sordo e cattivo (Bertolaso e Boschi) è una favoletta. E non è certo la prima volta che viene raccontata, visto che Charles Richter, il sismologo che ha creato l'omonima scala, nel 1977 dichiarava: "I giornalisti e il pubblico si buttano dietro a ogni suggestione di previsione sismica nello stesso modo in cui i maiali corrono verso una mangiatoia piena. Quello delle previsioni è un terreno di caccia ideale per dilettanti, svitati e gente in cerca di pubblicità".

La rete dei rilevatori sul territorio italiano è sporadica e seppure decidessimo di estenderla, come si augurano i pochi specialisti del settore rimasti, il radon resterebbe comunque un indicatore la cui affidabilità è tutta da verificare. Si tratterebbe sempre e comunque di attività di ricerca, che è cosa ben diversa dalla sorveglianza. La concentrazione di questo gas, che può essere rilasciato dalla crosta terrestre a causa delle onde sismiche, oggi non consente e forse non consentirà mai di fare previsioni deterministiche. La stessa cosa vale per gli altri precursori che potrebbe valere la pena di monitorare, come il livello dell'acqua nei pozzi e il comportamento degli animali. Perché il fatto che una piccola scossa possa trasformarsi in un forte terremoto dipende da una miriade di fattori che ne limitano in modo intrinseco la prevedibilità. Ad esempio non conosciamo la geometria delle faglie, le variazioni di resistenza dei materiali interessati, lo stato di stress.

E dire che a partire dagli anni '70 questo settore di ricerca appariva in pieno boom a livello internazionale. Il culmine in Italia è arrivato nel 1989 con la scuola ad hoc finanziata da Boschi a Erice. Ma proprio le cassandre improvvisate e i falsi allarmi hanno decretato la perdita di credibilità (e di finanziamenti) che ora ha costretto anche Quattrocchi a mettere in un cantuccio il radon per occuparsi di cambiamenti climatici. Il de profundis l'ha suonato un intervento pubblicato da Science nel 1997 da un italiano insieme a colleghi americani e giapponesi. "Ogni tentativo di previsione fallito abbassa a priori la probabilità di quello successivo" scrivevano Francesco Mulargia e compagni. E poi: "La probabilità attuale di successo è estremamente bassa, visto che le idee ovvie sono state messe alla prova e sono state respinte per oltre 100 anni". Questo articolo, intitolato apoditticamente "I terremoti non si possono prevedere", ha anche insinuato dei dubbi sulla veridicità del più grande successo della storia delle previsioni sismiche. Era il 4 febbraio del 1975 quando il terremoto di Haicheng fece tremare la Manciuria con magnitudo 7.3 e i sismologi cinesi annunciarono di aver limitato drasticamente il numero delle vittime. Una pubblicazione ufficiale del 1988 però riferisce di 1.328 morti e 16.980 feriti, e in tempi di Rivoluzione culturale la tentazione di esagerare il successo potrebbe essere stata irresistibile. La conclusione di Mulargia e colleghi è semplice: invece di investire sul monitoraggio dei possibili indicatori, meglio usare le conoscenze sismiche per contribuire alla mitigazione dei danni dei terremoti. In realtà non è detto che una cosa debba escludere l'altra e se dopo il terremoto dell'Aquila l'Italia deciderà di tornare a investire almeno un po' sulla ricerca predittiva non sarà certo un male. Sempre che non si confondano aruspici con scienziati e si tenga a mente che la priorità è un'altra: progettare e realizzare strutture antisismiche nelle zone a rischio. (Anna Meldolesi, dal Riformista del 7 aprile 2009)

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11 Commenti

Ottimo articolo. Rara dimostrazione di equilibrio e ragionevolezza in un panorama informativo popolato da "esperti" da bar, profeti del senno di poi e accusatori senza ne capo ne coda. I miei complimenti.

Concordo. Ottimo articolo.

Anche se il radon non e' un'informazione deterministica come desidererebbe la giornalista, tutte le prevenzioni si basano su "falsi allarmi", falsi a posteriori, e un'evacuazione in piu' meriterebbe. Quante volte a Londra fanno uscire la gente dagli uffici per 'falsi' allarmi, controllano tutto e poi si torna.
Ora dicono che in Abruzzo e' facile fare previsioni perche' e' zona sismica? Ancora piu' grave, direi...
Anche una ricerca generica su Sciencedirect mostra che esistono articoli scientifici che investigano possibili correlazioni tra terremoti e radon (ricerca earthquake+radon). Un'anomalia come quella evidenziata dal tecnico del Gran Sasso avrebbe meritato un'evacuazione, considerato anche che la notte del terremoto ci sono state 3 scosse di intensita' crescente a distanza di poco piu' di un'ora una dall'altra. Non si puo' 'prevedere deterministicamente' la pioggia, ma se ci sono nuvoloni neri e qualche goccia conviene prendere l'ombrello.


PER CASO

Il "caso" non esiste (anche per me).

Oppure dicono che si chiamano "caso" o "per caso" tutti quegli eventi e quelle situazioni che non riescono a trovare una spiegazione razionale per la mente umana. Ma vale solo per il "fino ad oggi", visto che nella storia della ricerca scientifica le scoperte hanno sempre sconfessato i dati prima ritenuti veritieri.

Io non credo che il tecnico Giampaolo Giuliani abbia detto quello che ha detto "per caso" e neanche che "per caso" abbia sfiorato di pochi giorni la data esatta ed il luogo esatto del terremoto.

A seguirla lungo il ragionamento da lei intrapreso allora anche il giudice dovrà condannare Giuliani perchè non si possono azzeccare eventi quali i terremoti "per caso", e che il "per caso" non è previsto dalle norme giuridiche come esimente o come causa di giustificazione non codificata.

Marco

E certo che esistono lavori scientifici sul radon come precursore sismico. Il punto è che Giuliani non sembra cogliere la differenza tra ricerca e sorveglianza. Seguendo questa logica avremmo dovuto evacuare anche Sulmona. Per quanti giorni? E quante volte prima che la premonizione si avverasse altrove? Qualcuno sa quante persone partecipano alle prove di evacuazione sul Vesuvio? Un paese civile decide di spostare a destra e a sinistra decine di migliaia di persone in seguito agli allarmi lanciati da un tecnico di laboratorio sulla base di un sistema scientificamente non dimostrato oppure costruisce edifici in grado di resistere a scosse come queste?

"Quante volte a Londra fanno uscire la gente dagli uffici per 'falsi' allarmi, controllano tutto e poi si torna. "

scusa non ho capito il senso della frase: intendi forse dire che parecchie volte, a londra e nei paesi vicini, vengono evacuate MILIONI di persone nello spazio di qualche ora? senza che accada mai nulla? oppure intendi dire solo in qualche singolo edificio?

sono cose un attimo diverse!!

Supponiamo che la Protezione Civile avesse dato retta a Giuliani...

L'allarme indica un terremoto a Sulmona il giorno X; la Protezione Civile per precauzione sposta i suoi oltre 25.000 abitanti nel più vicino centro abitato atto a gestire l'emergenza, ovvero L'Aquila. Poi il terremoto rade al suolo l'Aquila invece di Sulmona, e le strutture d'accoglienza crollano strapiene di gente anziché mezze vuote... Siete ancora sicuri che è meglio un allarme in più?...

mmmh però ho letto che giampiero ha messo in salvo la sua famiglia...

Ci sono cose che smuovono l'irrazionalità delle persone. E' comprensibile. Di fronte alla furia della natura è difficile rassegnarsi, l'istinto di aggrapparsi alla speranza della prevedibilità è forte. Come può essere forte la tentazione di credere al Di bella di turno. Ma le politiche pubbliche sono un'altra cosa, la valutazione scientifica del rischio e la gestione del rischio sono un'altra cosa. Possono essere anti-intuitive, possono andare a sbattere con la nostra parte emotiva, ma sono l'arma più efficace che abbiamo per salvare vite.

e che mi dici in merito al seguente video?

http://www.youtube.com/watch?v=GvQ2IRsBbGk

saluti

E' una testimonianza, probabilmente in buona fede (anche se il sito da cui proviene non è propriamente quello che si definisce una fonte autorevole). Ma non cambia il fatto che le evidenze scientifiche puntano in tutt'altra direzione, come ribadisce l'articolo pubblicato sull'ultimo numero di Science. Non posso linkarlo per intero, ma ne riporto alcuni stralci.
A proposito della terza previsione di Giuliani, quella relativa al big one dell'Aquila, che il tecnico dice di aver condiviso con alcuni colleghi e di cui ha parlato pubblicamente solo a disastro già avvenuto: "After the fact, Giuliani told the media he had found alarming rises in radon levels in the hours before the big one, even as two of the strongest quakes in the intensifying swarm struck. As levels of both radon and seismic activity rose, his predictions mounted as well,until he was foretelling an imminent quake of greater than magnitude 4.0, he told reportersand talk show hosts. A quake did indeed strike within hours, but it was 1000 times more powerful than that minimum prediction. Such an open-ended prediction of magnitude— from minimally damaging to catastrophic— is of little use to those responsible for public safety, scientists say.".
Se Giuliani in passato avesse fatto ciò che si fa nella comunità scientifica - pubblicare i suoi dati su una rivista peer-reviewed in modo che gli specialisti del settore potessero valutarli - non staremmo qui a fare l'esegesi di interviste e filmati amatoriali. Science comunque riporta il parere di uno specialista sui pochi documenti disponibili sul metodo Giuliani (una domanda di brevetto e un resoconto cronologico di come ha sviluppato il metodo). Ecco come li valuta Warner Marzocchi dell'Ingv. “It’s very hard to find anything good in this work,” says Marzocchi. The problem is too many peaks in radon records that are too short, he says (see figure). Earthquakes (“ev” 1 and 2 dots) are associated with supposedly precursory radon peaks with no obvious rhyme or reason, he says. For example, there’s no correlation between the size of the peaks and the magnitudes of the subsequent quakes. “These figures are unacceptable from a scientific point of view,” he concludes.

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