Ce l'hanno raccontato come uno stupido e un bigotto e a volte ci è apparso davvero così. La lista delle malefatte e degli errori che possiamo rimproverargli è lunga. Ma qualcosa di buono l'ha fatto e ora che sta uscendo di scena sarebbe onesto riconoscerlo, anche a sinistra: George Bush ha aiutato, come nessun altro prima, i sieropositivi dei paesi più martoriati del mondo.
Chi sgrana gli occhi è giustificato: Bush è passato alla cronaca come un nemico dei condom e il suo rapporto con la scienza non è stato certo una luna di miele, come dimostra il lungo elenco di firme raccolte contro di lui nei laboratori da un noto gruppo di advocacy. La success story dell'impegno di Bush contro il virus Hiv, oltretutto, non ha mai sfondato sulle prime pagine. Neppure quando all'ultimo World Aids Day, il primo dicembre 2008, il presidente della guerra al terrore si è guadagnato la Medaglia internazionale per la pace per il progetto Pepfar (President's Emergency Plan for Aids Relief). In quell'occasione in tanti gli hanno reso omaggio per mezzo di tributi video: da Ban Ki-moon a Bono, da Bill Clinton a Obama. Ma il giorno dopo l'attenzione dei giornali era tutta per l'abbraccio di Hillary e Barack.
I numeri comunque parlano chiaro. Prima del lancio di Pepfar, nel 2003, nei paesi poveri solo 400.000 sieropositivi avevano accesso al trattamento antiretrovirale, oggi sono oltre 2 milioni. Si stima che finora il programma voluto da Bush abbia protetto dall'Hiv 240.000 bambini, contrastando la trasmissione materna del virus, e abbia dato assistenza a quasi 10 milioni di persone in 15 paesi tra Africa, Asia e Caraibi. Per riuscirci sono stati adottati standard stringenti di trasparenza e gli investimenti americani sono passati dalla scala dei milioni a quella dei miliardi di dollari: 18,8 già spesi, altri 48 approvati per i prossimi 5 anni e non ancora distribuiti. Questo infatti è considerato il più esteso programma bilaterale di aiuti per l'estero mai varato per cercare di trattare una malattia cronica su larga scala. Così lo descrive anche Nature, che su Bush ha speso molte parole al vetriolo negli ultimi 8 anni, ma nel numero del 15 gennaio ha sorpreso i suoi lettori con uno speciale di commiato quasi benevolo. Uno dei titoli scelti (An unlikely champion) appare particolarmente azzeccato, perché Bush è stato davvero un paladino improbabile della lotta all'Aids. Per garantire l'approvazione del suo progetto a Capitol Hill, la Casa Bianca ha puntato su un compromesso che sembra pensato apposta per irritare la platea laica. Parliamo della strategia ABC, ovvero "Abstinence, Be faithful, Correct and consistent condom use". Il Congresso ha contribuito a peggiorare le cose deliberando che ai programmi di educazione all'astinenza fosse destinato un terzo del budget previsto per la prevenzione ed escludendo le organizzazioni che non si oppongono alla prostituzione. Così facendo gli Stati Uniti sono apparsi bigotti, persino ridicoli per la pretesa di applicare un approccio sessuofobico a una malattia a trasmissione sessuale, e le polemiche hanno contribuito a oscurare i risultati. Il programma, comunque, ha distribuito lo stesso oltre 2 miliardi di condom e nel 2008, quando il Congresso ha rinnovato l'autorizzazione, i requisiti in materia di astinenza sono stati ammorbiditi. Quanto alla lettera B dell'acronimo, è stata sdoganata da alcuni specialisti di politiche sanitarie: come dire che i preservativi vanno bene ma non bastano, che il virus si combatte anche incoraggiando un cambiamento dei comportamenti sessuali.
Ora la palla passa a Obama ed è probabile che la politica americana per l'Aids si spoglierà di ciò che resta della componente ideologica originaria. Ma per il presidente dei sogni non sarà facile surclassare Bush. L'Oms stima che nei paesi in via di sviluppo 10 milioni di persone abbiano bisogno di antiretrovirali e che due terzi siano ancora tagliati fuori. Ma a differenza dei vaccini per polio o vaiolo, in questo caso non bastano poche dosi: gli antiretrovirali sono un trattamento costoso che va garantito a vita, anche se arriva il meltdown economico. Per avvicinarci al traguardo ci vorrà la buona volontà di tutti e sarebbe di buon auspicio iniziare a riconoscere i meriti dei nostri avversari. Magari prendendo in prestito le parole di uno degli attivisti anti-Aids più noti, Gregg Gonsalves. "Bush? Non lo sopporto, ma ha fatto grandi cose". Se non altro per i sieropositivi del mondo. (Anna Meldolesi, dal Riformista del 17 gennaio)

Mmm certo, sono un suo fan, Meldolesi, inutile nasconderlo. Tuttavia, questo non mi impedisce di esprimere qualche perplessità su questo suo articolo.
Sì, la notizia non è male e non può che far piacere. Ma dover per forza trovare dei toni benevoli e concilianti nei confronti di George dabliù, mi sa tanto di piccola sparata giornalistica fatta con l'unico scopo di distinguersi dal coro.
Perché, diciamolo, con la lista di disastri che l'asino texano a prodotto nei suoi otto anni di sovranità, ci manca pure che lo ringraziamo per un qualcosa che dovrebbe essere semplicemente doveroso per la nazione più ricca e potente del pianeta. E poi sarebbe interessante anche sapere chi sono stati i fornitori dei farmaci di quei programmi di trattamento antiretrovirale. Non per scatenare la solita indignazione nei confronti delle fameliche multinazionali, ma semplicemente per avere qualche elemento in più per giudicare questo lato candido ed amorevole del nostro Giorgino.
Vabbè, mi fermo qui. Per concludere voglio pensare che queste righe le sono uscite dalla penna in un attimo di leggerezza (lo fa Nature, lo faccio anch'io), capita a tutti. Naturalmente, da parte mia la stima e l'ammirazione nei suoi confronti restano immutate.
Cordialmente, suo
bacillus
Caro Bacillus, la ringrazio della franchezza, perché mi dà la possibilità di spiegarmi. Bush non piace neppure a me, e credo che dal pezzo questo si capisca bene. Ma la notizia c'è ed è questa: esiste un piano presidenziale per l'Aids nel mondo voluto da Bush che ha avuto risultati notevolissimi, ma di questi risultati non è fregato praticamente nulla a nessuno. Tutto ciò che è arrivato fino alle nostre orecchie sono state le polemiche per l'approccio Abc e per la contrapposizione farmaci di marca/farmaci generici. Eppure in ballo c'è la vita di milioni di persone e una questione (quella dell'accesso ai trattamenti antiretrovirali) che in passato ha suscitato l'interesse dei media ed è stata giudicata fondamentale a sinistra. E' il minimo che la potenza Usa possa fare? In un mondo migliore di questo lei avrebbe ragione, ma prima di Bush nessuno lo ha fatto. E certo che ho il gusto giornalistico di scrivere cose fuori dal coro, ma ho soprattutto il pallino di voler vedere i dati al di là delle simpatie/antipatie che si possono avere per le persone o per le cause.
Lei allude al fatto che Bush si muove anche per favorire le multinazionali del farmaco, il che è sicuramente vero. Ma quando i farmaci generici non funzionano più è necessario comunque passare a quelli più costosi e se qualcuno li fornisce gratuitamente ne sono contenta. Anch'io qualche anno fa mi sono indignata per la contesa sudafricana e ho fatto il tifo per la Treatment Action Campaign. Ma è proprio per questo (e non a dispetto di questo) che mi interessano i risultati conseguiti da Bush.
Questo non cancella l'abbaglio sulle armi di distruzione di massa, non cancella i suoi veti alla ricerca sulle staminali embrionali etc, ma sono dati di fatto e trovo giusto che vengano presi in considerazione.