Non bastava l'archivio Genchi. Sull'Italia si allunga l'ombra di un'altra oscura trama: la congiura del latte. A sostenerlo è Slow Food, che due giorni fa ha rivelato l'inquietante scenario in un convegno intitolato: "Latte: la cruda verità". Sottotitolo: Com'è nata la recente polemica a proposito dei distributori automatici di latte crudo e su quali basi si fonda.
Come sanno i lettori del Riformista, all'inizio di dicembre questo giornale è venuto in possesso di una nota ministeriale che parlava di alcuni casi umani di una grave infezione batterica (Seu) avvenuti in seguito al consumo di latte non pastorizzato (
latte crudo pagina 2 e 3 Rif 3 dic 08.pdf ). L'allarme che abbiamo lanciato era così fondato che il governo ha dovuto prendere un provvedimento d'urgenza, imponendo un giro di vite nei controlli veterinari e l'affissione sui distributori di una scritta rossa a caratteri cubitali: "prodotto da consumarsi solo dopo bollitura" . Ma nei commenti lasciati sul web dai produttori, come pure sul sito di Beppe Grillo che ha svolto un ruolo cruciale nel lanciare l'ecomoda del latte alla spina, circola un'altra ricostruzione dei fatti che, a quanto pare, ha ispirato anche il convegno di Slow Food. Il Golia del settore, ovvero l'industria del latte pastorizzato, ha operato per sbarazzarsi della concorrenza di un piccolo ma agguerrito Davide, gli allevatori che dal 2004 vendono il latte appena munto direttamente al pubblico saltando il passaggio della pastorizzazione. Il tutto sarebbe avvenuto con la complicità della stampa allarmista, pronta a diffondere notizie false e tendenziose su questo alimento incontaminato. E, presumiamo noi, con il benestare del sottosegretario alla salute Francesca Martini e del ministro all'agricoltura Luca Zaia, che pur essendo leghisti hanno voltato le spalle a un business che si concentra nel nord Italia.
L'onore di moderare il convegno è toccato alla direttrice del centro studi di Slow Food Cinzia Scaffidi, che si era già fatta notare il 14 dicembre per aver sostenuto sulla Stampa che 9 casi di Seu (una malattia che può portare in dialisi) sono una bazzecola, come se il sapore del latte fosse più importante dei reni dei bambini. Nel breve commento pubblicato ieri, Carlo Petrini invita le autorità sanitarie a prendersela piuttosto con i sushi bar e mette in dubbio il legame tra i casi italiani di Seu e il consumo di latte crudo. Forse allude al fatto che in qualche caso i successivi esami sul latte sono risultati negativi, ma dimentica di dire che i capi sono risultati positivi: il batterio infatti si annida nelle feci e la contaminazione fecale del latte è intermittente. E poi Petrini non era un sostenitore del principio di precauzione?
Al convegno di Slow Food sono stati chiamati una biologa e un dietologo, gli unici due esperti che Repubblica si è data la pena di interpellare. Ma, a giudicare dalle dichiarazioni riportate, neppure loro sono in grado di puntellare le tesi cospirazioniste. Roberta Lodi giudica il provvedimento ministeriale eccessivo, perché il latte basta scaldarlo a 70 gradi senza portarlo al punto di ebollizione: ci penserà lei a fornire a ogni famiglia un adeguato termometro da usare la mattina? Giorgio Calabrese, invece, afferma che il latte è "un alimento vivo e integro che contiene elementi nutrizionali fondamentali per l´alimentazione umana". E certo che bere il latte fa bene, ma Calabrese lo consiglia anche quando contiene E. Coli O157, listeria, salmonella e via continuando?
Già che Slow Food dispone di un centro studi, consigliamo loro di mettersi a studiare. Potrebbero cominciare con l'ultimo numero di Clinical Infectious Diseases, che a gennaio pubblica una rassegna intitolata "Latte non pastorizzato, una continua minaccia per la salute pubblica". Sostiene che neppure diligenti pratiche igieniche da parte degli allevatori possono azzerare i rischi microbiologici e che la pastorizzazione è il metodo più sicuro. Spiega che i presunti benefici nutritivi del latte crudo non sono dimostrati e che la pastorizzazione non cambia il valore nutrizionale del latte. Invita i medici a contrastare le informazioni pseudoscientifiche messe in circolazione da produttori e guru alternativi. Ma forse anche le riviste scientifiche partecipano alla congiura. Così come la Food and Drug Administration e l'Istituto superiore di sanità. (Anna Meldolesi, dal Riformista del 30 gennaio 2009)

Commenti recenti