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Oggi dico evviva

Quella del giornalista è una professione in bilico tra narcisimo e frustrazione. Raramente succede di riuscire, scrivendo un pezzo, a cambiare qualcosa. A me è successo ieri, con l'inchiesta sul latte non pastorizzato, in cui denunciavo il far-west dei distributori automatici e i pericoli per la salute che consumatori del tutto ignari stavano correndo. Oggi infatti Francesca Martini, sottosegretario alla salute, ha annunciato provvedimenti stringenti e tempestivi (come scrivo sul Riformista di domani). Se sono riuscita a bucare il muro di gomma è perché ho potuto associare questo scandalo a un caso concreto: quello di una bambina di 3 anni, che in seguito al consumo di latte non pastorizzato ha contratto un'infezione batterica (E. Coli O157) che le ha causato la sindrome emolitico-uremica e l'ha costretta in dialisi per 12 giorni. Ora l'Istituto superiore di sanità ha fatto sapere di avere sospetti su altri 8 casi che si sarebbero verificati tra il 2007 e il 2008. Dal 2004 (l'anno in cui hanno debuttato i distributori automatici di latte non pastorizzato ) fino a oggi sono stati in molti a succedersi sulle poltrone chiave. Ma non mi aspetto che i tanti fautori della filiera corta e del latte alla spina (a destra come a sinistra) facciano mea culpa. Oggi mi limito a essere contenta per aver fatto scoppiare lo scandalo, contribuendo (spero) a migliorare un po' le cose.

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13 Commenti

Naturalmente condivido la sua soddisfazione. Tuttavia non si può mancare di sottolineare il fatto che il problema ha acquistato la sua attenzione solo nel momento in cui una piccolina ha rischiato di morire. Lei ha fatto il suo dovere, Meldolesi, ma c'è un intero sistema che ha nascosto la testa sotto la sabbia, mancando di fare il proprio nei confronti dei consumatori (e dei produttori, direi) e lasciando che il l'imperante passatismo agroalimentare dei soliti noti continui a diffondersi.

C'è stato bisogno del sacrificio di quella piccina per sollevare la questione, ma i pasdaran del “naturale” non mollano. Come dimostrano alcuni dei commenti pervenuti al suo precedente post. Di un cinismo ributtante, visto che si sono tenuti ben lontani dall'analizzare il caso specifico, mentre si sono lanciati in un tentativo goffo di fare le pulci ad un articolo di giornale (che necessariamente non è un trattato scientifico).
Ancora una volta si dimostra il grave danno che determina la cultura antiscientifica profusa dai populisti ambientalisti per chiari interessi di parte. L'interesse comune (la corretta pratica di trattamento e distribuzione del latte) che si è consolidato da anni, attraverso studi, esperienze, investimenti ed anche errori, può essere stravolto in funzione di non ben specificate esigenze di un ritorno ad un mondo più “genuino” e “naturale”.
Fra un po' pretenderanno di abolire la clorazione dell'acqua potabile; si diffonderà il colera e poi, forse, la smetteranno.

Brava! Avendo fatto parte di un'organizzazione agricola con qualche responsabilità, so che cosa significa sostenere posizioni di semplice buon senso in situazioni in cui i guru del gusto ti mettono sotto tiro acusandoti di essere al servizio delle multinazionali o di essere un iperigienista.
Ho avuto personalmente a che fare con Carlin Petrini.
Quando nel 2003 furono distrutti in Piemonte interi campi di mais, le cui sementi contenevano una percentuale di ogm largamente inferiore allo 0,1%, scrissi che non c'era alcun motivo per distruggerli in quanto (Agenzia Nuova Agricoltura del 2 ottobre 2003, n.166, anno 45) : “ non vi è differenza tra tolleranza zero (auspicata da Carlin Petrini) e soglia dello 0,1%. Lo 0,1% è la soglia tecnica al di sotto della quale le analisi non sono più affidabili. Tolleranza zero e soglia dello 0,1% sono la stessa cosa". Carlin Petrini mi tacciò di stare dalla parte delle multinazionali.
Recentemente ho letto su Repubblica che Carlin Petrin chiede di fissare la soglia allo 0,1 di ogm per i prodotti biologici, "ovvero il minimo tecnicamente rilevabile, al di sotto del quale gli strumenti non funzionano".
Il mais distrutto nel 2003 ora sarebbe considerato biologico dallo stesso Carlin Petrini.
Potrei continuare ancora, ricordando come Carlin Petrini si mise di traverso quando come Organizzazione fummo impegnati nella campagna per il miglioramento delle condizioni igieniche dei caseifici di montagna e ci creò non poche difficoltà.
Quella volta fummo accusati di essere iperigienisti, di essere indifferenti agli antichi gusti, come se la merda potesse conferire del valore aggiunto al formaggio.
Termino però qui e ti faccio i miei complimenti per il coraggio con sostieni le tue fondate opinioni.

Caro bacilus, lei ha ragione purtroppo. Il caso del latte non pastorizzato è sintomo di un sistema malato, in cui la politica ha divorziato dalla scienza lavandosene le mani per ciò che riguarda le conseguenze. A rimetterci siamo tutti. E' un problema di piccole e grandi convenienze, miopia, incompetenza, arretratezza culturale, cinismo, mode primitiviste. I pasdaran non mollano, certo, e non dobbiamo farlo neanche noi. Comincerò rispondendo ai commenti del post precedente. Grazie a Edoneb per il suo sostegno e i divertenti aneddoti.

visto che non è più possibile commentare sull'articolo del LATTE CRUDO, LO FACCIO QUI in risposta alle risposte fino a qui arrivate

... i commenti che facevo, cara Meldolesi, li faccio proprio perchè so come funzionano i giornali (tanto più se con evidenti obiettivi politici, come il Riformista, che però ancora non ha ben capito cosa e come riformare di quest'Italia, se è vero che prima critica Grillo, poi cerca di sottrargli pubblico, insistendo come target su dei presunti "arrabbiati italiani", in una pubblicità avvilente comparsa a mezzo tv). Se il principio di precauzione (abbozzato nella sua terza risposta e riproposto correttamente da un altro blogger) è comunque un buon motivo per riformare il sistema, direi che è il suo ragionamento che non regge: prima finge di voler dimostrare una cosa, poi- a legame causale ancora incerto- richiama in causa il principio di precauzione. cara meldolesi, un pò di analisi logica non guasta. Tanto più se è vero che chiama in campo supposti principi di "understatement" (ma come siete snob voi del Riformista... che cultura fine inglese..). Peccato che il compito di un giornalista di inchiesta non sia l'understatement, ma la PUBBLICAZIONE DI FATTI. Se vuol parlare di understatement, fa come Andrea Busatto, che cita cosa senza poterle o volerle dimostrare. Se vale il principio di libertà di opinione allora, o vale per tutti oppure risponda anche lei di quanto scrive senza understatement e senza pretendere di chiamare altri in sedi giudiziarie proprio per gli stessi understatement.. ad esempio della frode dell'annacquatura del latte, certo riprovevole, ma da dimostrare puntualmente nelle apposite sedi senza screditare l'intero sistema.
Che i giornalisti si considerino depositari esclusivi del potere di critica lo sapevamo già, grazie, ma questa è una delle altre cose da RIFORMARE in Italia. Tali cose, emergono sui blog, non sui giornali stampati, cara Meldolesi. Constato comunque che le sue risposte sono evasive, e non vanno al cuore del problema. Ripeto: merito per aver sottolineato il singolo caso, ma se vuole garantire la collettivià e cambiare il sistema (mi sembra sia una delle sue ambizioni), non può con arroganza pretendere di "considerare chiusa la discussione", come risponde ad un altro blogger. Forse dovrebbe sapere che i blog non sono uno strumento cool per esaltare il proprio narcisismo, ma una ulteriore strada di composizione dei vari fatti che emergono e che hanno tutto il diritto di poter essere dispiegati attraverso una civile dialettica, cui nessuno ha il diritto di poter mettere arbitrariamente la parola fine. Un'ultima nota. Mi meraviglio che Il Riformista, supposto organo del PD (ma va? e De Castro non batteva sullo stesso chiodo da tempo?) si presti a operazioni che in una congiuntura economica così delicata, vanno del tutto contro gli orientamenti e gli interessi dei cittadini che tale sinistra dovrebbe meglio difendere e tutelare. Già Grillo purtroppo lo aveva battezzato in tempi non sospetti: vedrete, i distributori danno fastidio a troppi e li faranno chiudere per problemi igienici. Chi conosce appena di agricoltura in Italia, e di relazioni industriali di filiera, sa bene come è la situazione, ma temo che queste cose non interessino a lei, in tutte altre faccende affaccendata. saluti

Vedo che il nervosismo continua a salire, probabilmente perché ho toccato qualche nervo scoperto e perché certe persone sono troppo abituate a sentir cantare lodi aprioristiche su filiera corta, farmer market, prodotti tipici e via continuando.
Purtroppo l'autoincensamento non basterà a far uscire l'agricoltura italiana dall'attuale stato di crisi. E non saranno d'aiuto nemmeno i mezzucci, come la pretesa di continuare a vendere latte crudo alla spina con controlli veterinari inadeguati e senza etichette che informino i consumatori del rischio che corrono in assenza di bollitura. Un'agricoltura moderna si costruisce in tutt'altro modo, puntando su trasperenza, concorrenza, investimenti in ricerca. Di quale qualità andiamo blaterando se non si possono neppure prendere provvedimenti contro la presenza di germi patogeni in un alimento come il latte?
Invece di vaneggiare su chissà quali complotti politico-mediatico-industriali, sarebbe bene che i produttori iniziassero a chiedersi se per caso la fregatura non gliel'abbiano rifilata quei politici e quei sindacalisti che li hanno illusi di poter costruire un business solido in un settore ad alto rischio sanitario come il latte non pastorizzato.
Per la cronaca, Il Riformista non è l'organo del Pd.

Ohhh... EVVIVA!!! [...] Diciamoci la verità.. a lei della bimba di 3 anni non gliene frega niente... lo dimostra questa fastasica uscita "ADESSO DICO EVVIVA" finalmente qualcuno mi caga!! Mette sul tavolo tanti dati senza citare troppo le fonti... perchè facilmente altri dati ben più autorevoli potrebbero smentirle tutto lo scoop.. Spara merda perchè Zaia sostiene questo modello di vendita ed un leghista alle politiche agricole al posto del "suo" ministro ombra non le va proprio giù! Spara merda perchè (come fa intendere nell'articolo e nei successivi commenti) è contro Grillo che a sua volta ha sostenuto i distributori di latte crudo e ha reso noto che il giornale per cui scrive riceve un sussidio dallo Stato italiano.. Spara merda perchè sti distributori le stanno proprio su.. e quegli allevatori... sempre sporchi e contaminati!! poi quando annacquano il latte... BEN IL 10% DEL TOTALE!! eh si.. ma.. la fonte di questo? ah bhe già magari è frutto della sua immaginazione.. Bhe c'è da essere fieri a fare così tanta disinformazione.. a far credere che non esiste una normativa in materia.. come se dal giorno alla notte chiunque potesse mettere su una casetta e vendere il latte senza le dovute autorizzazioni sanitarie!!! A far credere che il latte crudo non è sicuro e che non viene nemmeno controllato!!!! "E la filiera è talmente corta che tra produttore e consumatore non solo non c'è spazio per la pastorizzazione, ma spesso neppure per i controlli veterinari" MA STIAMO SCHERZANDO??

Questo è TERRORISMO!

Ciò che probabilmente non le interessa è che per molti allevamenti la distribuzione diretta resta l'ultima possibilità prima di decidere di chiudere l'allevamento perchè con 35/38/40/42 centesimi al litro pagati dal primo acquirente una stalla non può andare avanti. Quando si ritroverà a bere latte tedesco o romeno al posto di quello italiano..allora si che potrà davvero esclamare "EVVIVA"!

Minacciava querele a chi, lasciando il proprio commento, la vedeva come stipendiata dalla Granarolo, ma a sua volta quante ne potrebbe ricevere per il suo articolo? [...] vada a vedere da chi probabilmente ha contribuito a far uscire questo articolo come il "latte estero" magicamente si trasforma in "latte italiano di alta qualità"...

P.S.: Prima di fare i conti in tasca agli allevatori li faccia al suo giornale.

Fabio Prandini
allevatore

Gli allevatori italiani sembrano intenzionati a dare una pessima immagine di sé, come dimostra Fabio Prandini. Della bambina di Verona mi interessa eccome, tant'è vero che spero di evitare che altri bambini (ma anche adulti e anziani) si becchino una tossinfezione a causa del latte non pastorizzato.
Lei ha ragione su un solo punto: Grillo non mi piace. Ma non indovina il perché: il fatto è che è un demagogo che aizza i peggiori istinti delle persone. Ma non ho certo deciso di occuparmi dei distribuori di latte non pastorizzato per fare un dispetto a lui: lo volete capire o no che c'è un problema di salute pubblica in ballo? Lo volete capire o no che non esiste nessuna oscura manovra dietro di me?
Il fatto che alcuni allevatori possano trovarsi in difficoltà economiche mi dispiace, ma deve essere chiaro un punto: non sono in difficoltà a causa mia, lo sono perché sono stati convinti a investire in un business che comporta dei problemi sanitari. Il governo valuterà se in questo frangente meritano forme di sostegno economico, ma non è ipotizzabile che uno stato civile esponga i consumatori a un rischio sanitario per fare un favore a una categoria in difficoltà.
Invece di sparare insulti a caso, fareste meglio a dimostrare una qualche volontà di risolvere il problema. Per esempio adottando da subito delle misure proattive, come l'esposizione della dicitura "latte non pastorizzato, è necessario bollirlo" sui vostri distributori.

Arrivo tardi a commentare questo dibattito,ma ci sono alcuni passaggi che mi lasciano stupefatto. Ho lavorato come ricercatore per 3 anni e mezzo all'Istituto Pasteur di Parigi che ha dentro la vecchia casa del grande scienziato e vedere abrogata senza dirlo la pasteurizzazione mi pare una iniziativa del tutto inattesa.
Ognuno corre i rischi che crede, ma mai mi aspetterei che qualcuno mi venda del latte non pastorizzato. Io stesso vado a prendermi col pentolino di alluminio il latte in stalla nel mio paesino in Alto Adige, ma so cosa faccio e ne conosco dettagliatamente i rischi.
Resto paralizzato dall'idea di qualche famiglia che non ha il tempo di fare la spesa tutti i giorni e che conserva il latte in frigo per più giorni, dando il tempo alla flora microbica di moltiplicarsi.
Capisco la rabbia di chi ha investito tanto nella filiera corta e che cerca di sfuggire alle fameliche centrali d'acquisto, ma la colpa non è di chi chiede che sui distributori campeggi una scritta a caratteri cubitali che dica LATTE NON PASTORIZZATO, ma forse di quella Coldiretti che ha abbandonato i coltivatori ed i loro problemi ed amoreggia con la grande distribuzione organizzata. Ma come si fa a viaggiare a braccetto con quelli che pagano Grana e Parmigiano un euro meno del prezzo di costo. Qualcuno parla di Granarolo come se fosse un grande attore del sistema alimentare: per me sono tutti nani schiavi dei supermercati e se Coldiretti si è trasformata in una associazione di consumatori dei salotti buoni ce lo dica con chiarezza.

Lei continua a voler far passare l'idea che filiera corta significhi meno controlli e più rischi e che agli allevatori interessi solo fare cassa sulla pelle della gente!!! Sui distributori della nostra azienda, aperti dopo le dovute analisi ed autorizzazioni è chiaramente indicato che si tratta di latte crudo vaccino non pastorizzato e, nel totale rispetto della direttiva regionale, che è consigliato riscaldare il latte fino a 70° C prima di consumarlo nel caso di utilizzo da perte di soggetti a rischio con malattie immunodepressive o gastrointestinali nonchè da parte di bambini di età inferiore a 3 anni. Mi vuole spiegare il perchè dovrei cessare la vendita di questo prodotto o obbligare la gente a bollirlo/pastorizzarlo? Se i miei animali sono controllati e sani, se il latte è costantemente analizzato (15 gg/1 mese/3 mesi) e non ha mai superato i limiti imposti ne si è mai riscontrata la presenza di salmonella, listeria monocytogenes, escherichia coli 0157, campulobacter termotolleranti e sostanze inibienti MI VUOLE DIRE CHE COSA RISCHIA IL CONSUMATORE? DOVE SONO I RISCHI SULLA SALUTE PUBBLICA SE IL LATTE E' SEMPRE ANALIZZATO E CONTROLLATO? Queste sono le misure che adottiamo in difesa del consumatore- [...] Vedo che comunque ad ogni commento successivo rincara sempre più la dose tralasciando le questioni "scomode" che le ho presentato. In conclusione sono contento di dirle che nonostante la bolla mediatica che si è venuta a creare, il quantitativo di latte distribuito è rimasto invariato, segno che la fiducia e l'apprezzamento dei consumatori verso il nostro prodotto non teme mere speculazioni. Forse la gente si è resa conto che sbattere un caso della primavera scorsa, sfruttando l'immagine di una bambina di 3 anni, senza nemmeno avere la certezza che la causa sia derivante dal consumo di latte crudo SIA STATO DAVVERO ECCESSIVO.


Cordialmente.
Fabio Prandini
allevatore

Caro allevatore Fabio Prandina, Zaia dice che bisogna far bollire il latte crudo ed anche i contenitori. Non mi sembra un terrorista.
Piantiamola di far casino, invitiamo la gente a far bollire il latte e nessuno più metterà in discussione i distributori di latte crudo.
Altrimenti, a furia di denunciare complotti e di insultare la gente, finirà che li vieteranno.

P.S. Lasci poi le discussioni di carattere sanitario ai gastroenterologui ed ai veterinari, che hanno opinioni conmpletamente diverse dalle sue. Cerchi in internet e vedrà.

A Fabio Prandini
Mi pare ce Lei ha un distributore ed un allevamento che rispettano tutte le leggi: credo sia proprio Lei che dovrebbe pretendere dagli altri distributori di latte crudo che facciano come Lei, ossia che scrivano a caratteri cubitali che il latte non è pastorizzato e che deve essere scaldato.
Ma a Lei non sfuggirà perchè gli altri non rispettano la legge: chi ha un termometro a casa che arriva a 70 gradi? e poi se ognuno di noi scalda il suo pentolino, quale è l'anidride carbonica complessiva prodotto da migliaia di consumatori che scaldano il loro latte?
Se ci fosse un distributore di latte crudo nei paraggi di casa mia le assicuro che andrei a fare un controllo di persona e le direi nel giro di due giorni quanti colibatteri crescono da quel distributore e quanti da un latte commerciale. Per fortuna non ne ho uno nemmeno a cento chilometri di distanza. Dico per fortuna perchè abito a Napoli e non oso immaginare cosa ci troverei dentro. Tanto per darle un idea della qualità alimentare di questi luoghi quando nel 2001 tutti sono stati costretti a passare per gli Istituti zooprofilattici per l'emergenza mucca pazza, al Nord erano disperati perchè si potevano fare solo 60 analisi al giorno, pochissime. Anche qui se ne potevano fare 60 al giorno, ma non c'è stato alcun panico, il primo giorno erano prenotati solo in 30!!! Non devo spiegare a nessuno come sono state macellate le altre vacche.

Sono l'amministratrice di questa piattaforma. Speravo non fosse necessario questo mio intervento. I commenti su Babele sono liberi, ma non per questo bisogna approfittarne.
Dunque, esorto tutti a discutere nel merito delle questioni senza trascendere in offese personali. La discussione è ben accetta, ma i commenti con offese di qualsiasi tipo non saranno accettati.
Mi rendo conto che il tema è serio e importante, ma proprio per questo non va banalizzato. Chiedo a tutti, quindi, di moderare i toni e non offendere gratuitamente gli interlocutori. Sono certa della collaborazione di tutti.