Petrini e compagni dicono di battersi perché il cibo sia "buono, pulito e giusto". Ma la rassegna stampa della scorsa settimana, come minimo, impone di mettere una croce sugli ultimi due aggettivi: pulito e giusto. Per il buono possiamo soprassedere, tanto i gusti son gusti.
I manifesti di Slow Food contro gli eccessivi controlli igienici delle autorità internazionali avevano già lasciato affiorare il dubbio che la pulizia non fosse proprio in cima alla lista delle loro preoccupazioni. Ma l'articolo comparso domenica sulla Stampa suona come un inno alle contaminazioni batteriche. L'autrice Cinzia Scaffidi, che dirige il "centro studi" di Slow Food, se la prende con l'ordinanza del Ministero del welfare che ha regolamentato la vendita del latte non pastorizzato. Lascia intendere che lei e i suoi amici continueranno a berlo senza bollitura e commenta i casi di infezione registrati in Italia in seguito al consumo di latte crudo non pastorizzato. Nove casi di sindrome emolitico-uremica (in realtà sono 10) a Slow Food sembrano un'inezia a fronte dei 12 milioni di litri venduti. "Sarebbero questi i dati dell'allarme? Sono piuttosto i dati di un trionfo" scrive la Scaffidi. Sì, avete capito bene: usa proprio la parola trionfo. Chi se ne frega se 10 bambini sono finiti all'ospedale per un'infezione che si sarebbe potuta evitare bollendo o pastorizzando il latte, un'infezione che il Ministero definisce "devastante" perché può compromettere per sempre la funzionalità renale. Chi se ne importa se gli zooprofilattici e i Nas continuano a trovare distributori contaminati con E. coli O157, Listeria e patogeni vari che causano gravi gastroenteriti.
E' evidente che, nell'accezione petriniana, pulito non significa esente da contaminazioni fecali (da lì vengono i germi). Significa ecologicamente corretto, forse nel senso che negli ecosistemi le feci ci possono stare. Le biotecnologie invece non sono ammesse, per ragioni di purezza ideologica che con la pulizia del cibo o dell'ambiente non c'entrano nulla. Pulito per Petrini significa anche consumato nel territorio di produzione: il cibo deve essere a chilometri zero, così non si inquina. Questo però vale soltanto per i comuni mortali, come dimostra un altro articolo pubblicato dalla Stampa l'11 dicembre, in cui Gigi Padovani racconta che per Natale a Buckingam Palace assaggeranno i primi salami pregiati nati dalla collaborazione tra l'eterno aspirante al trono e il guru degli eco-gastronomi. Si tratta di strolghini e cicciolate realizzati portando ad Highgrove Petrini e i suoi fidi veterinari per un consulto a domicilio, poi inviando le carcasse delle reali suine nutrite a biologico a Parma per la stagionatura, quindi reimportando il prodotto finito oltre la Manica. Forse i chilometri e le emissioni di questo andirivieni, secondo la matematica di Slow Food, sono a somma zero. Altrimenti ha ragione il presidente della Cia di Torino a sostenere che si tratta di un esempio lampante di ipocrisia. "Siamo strafelici del fatto che il principe Carlo apprezzi la difficile arte della norcineria emiliana: è tutta pubblicità per l'agroalimentare italiano. Non ci indigna più di tanto che le mezzene di maiale vengano spostate di qua e di là, perché il cibo a chilometri zero è solamente uno spot pubblicitario e siamo abituati alla gente che predica bene e razzola male", scrive Lodovico Actis Perinetto. Ma è indignato eccome quando rileva che i protagonisti di questa storia sono "i soliti noti che non molto tempo fa hanno riunito a Torino le comunità del cibo provenienti da tutto il mondo per promuovere la produzione alimentare locale e sostenibile e che ci hanno spronato ad essere parte attiva nel superamento della vergogna planetaria della malnutrizione e della fame. Non sapevamo che si potesse condurre la lotta contro la fame anche a colpi di strolghino e cicciolata".
Un 'altra perla è arrivata il 9 dicembre sulle pagine di Repubblica. Qui Petrini fornisce la sua personale ricetta per evitare altri scandali come quello dei maiali alla diossina: il trucco è mangiare meno carne e pagarla di più. Il giorno dopo tutti i giornali riferivano dell'ultimo rapporto della Fao, scrivendo che quest'anno il numero delle persone che soffrono la fame è salito di 40 milioni di unità raggiungendo 963 milioni. La colpa, come riconoscono tutti, è in gran parte dell'aumento dei prezzi alimentari. Ma la logica di Slow Food porta altrove, a chiedere che aumenti il prezzo del cibo. (Anna Meldolesi, Il Riformista, 17 dicembre 2008).
PS Leggo oggi che il ministro Zaia per Natale invita a fare lo sciopero dell'ananas, che ha l'unica colpa di essere esotico. Petrini è d'accordo: «Se praticata con intelligenza, senza essere integralisti, mi sembra un'idea interessante. È giusto in questi frangenti sostenere i nostri prodotti, dando valore all'economia agricola locale. Basta una sana autodisciplina, facendo ogni tanto un'eccezione. Altrimenti dovremmo rinunciare anche al caffè».

Giusto che Carlin difenda il caffè, altrimenti Lavazza cesserebbe di sponsorizzarlo.
Dal sito della Lavazza :
"La collaborazione tra Lavazza e il movimento Slow Food, fondato dal guru della gastronomia Carlo Petrini, ha ormai radici quasi storiche. Comunione d'intenti e principi etici-gastronomici fanno del rapporto tra le due realtà piemontesi un sodalizio ben riuscito.
Dalla prima partecipazione di Lavazza, in qualità di sponsor ufficiale, alla prima edizione del Salone del Gusto, fino alla collaborazione legata al convegno etico "Terra Madre", Lavazza e Slow Food si sono sempre trovate in sintonia.
Basta pensare alla partecipazione di Lavazza nelle varie edizioni del Salone del Gusto e l'evoluzione che ogni anno l'azienda e il movimento hanno avuto, per farsi un'idea ben precisa di questo sodalizio. Nelle ultime edizioni, Lavazza ha messo a disposizione del pubblico del Salone, ospiti del calibro di Ferran Adrià, dando la possibilità ai molti visitatori della kermesse gastronomica, di partecipare agli innumerevoli workshop sul caffè tenuti dal creativo chef catalano.
Il rapporto Lavazza – Slow Food ha anche fatto sì che l'azienda torinese diventasse uno dei soci sostenitori della prima realtà universitaria a livello mondiale di Scienze Gastronomiche, partecipando agli stage di una struttura davvero unica, sia per l'eccellenza dei servizi che dei docenti di fama internazionale che vi insegnano.
Il Training Centre Lavazza, scelto come sede didattica distaccata dell'Università per i corsi monografici sul caffè, ospita ogni anno 70 studenti. I docenti "Honoris causa" dei corsi sono i manager Lavazza che portano gli studenti ad entrare in contatto con le diverse strategie aziendali per comprendere in ogni dettaglio il percorso strategico e creativo che si nasconde dietro una tazzina di espresso, uno dei prodotti simbolo del nostro made in Italy nel mondo."
Ma se Anna Meldolesi solleva qualche problema sanitario relativo al latte crudo è perchè è al soldo di Granarolo, mentre Carlin difende il caffè disinteressatamente!
Petrini ha anche incredibilmente affermato che "Il formaggio a LATTE CRUDO e’ stato mangiato per secoli e secoli, e non ha mai fatto male a nessuno"
Questo articolo e' iluminante della filosofia di Slow Food riguardo ai batteri ;-) :
http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=3048631
Ne ho anche parlato nel mio articolo sul Latte Crudo che richiamava il caso fatto scoppiare Anna Meldolesi (avevo lasciato un commento nel post precedente ma l'antispam se lo deve essere mangiato)
La faccia di bronzo di certa gente ha dell'incredibile. Poi ci si stupisce se in certi partiti scoppiano improvvisamente le questioni morali. Se già i fondatori sono personaggi dalla moralità furbacchiona, cosa ci si può aspettare?
Ma perche' i miei commenti non appaiono? :-(
Caro Dario, non so dove nasce il problema. Quello che so è che non ho mai censurato nulla e non intendo certo cominciare da te... Che fai, ritenti?
So benissimo che non censureresti mai nessuno :-) E' sicuramente un problema di antispam (come capita spesso anche al mio blog) perche' ho inserito alcuni link. Te li mando per email :-)
ciao Dario
Dario Bressanini ha scritto un post di ampio respiro sul latte crudo, consiglio di leggerlo.
http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/12/16/il-buon-latte-crudo-di-una-volta/
Dario segnala anche questo vecchio pezzo di Petrini (La Stampa, 25 marzo 2001)sulla bontà dei microbi.
DE GUSTIBUS DISPUTANDUM EST Nei formaggi senza microbi anche il sapore e' sterilizzato
Carlo Petrini MICROBI, piccoli e pericolosi batteri, l'acerrimo nemico degli enti governativi che si prefiggono di salvaguardare la salute pubblica. L'Unione Europea, il Wto, la Food and Drug Administration, li combattono a colpi di norme e leggi, cercando di eliminarli da tutto cio' che mangiamo in nome di una societa' asettica, salubre e... povera di gusto. Bisognera' pensare ad un Presidio per proteggerli! La provocazione nasce pensando al manifesto per la difesa dei formaggi a latte crudo, stilato insieme a Julien Rose, direttore della «Alleanza Europea per i prodotti a latte crudo artigianali e tradizionali», il gruppo di pressione nato a Bruxelles da un anno e mezzo con lo scopo di perorare la causa del formaggio artigianale. Di esso fanno anche parte Slow Food e l'A.n.fo.s.c. (Associazione Nazionale Formaggi Sotto il Cielo). L'idea che sta alla base di questa unione e' semplice: iper-igienismo non vuol per forza dire salute o benessere. La pastorizzazione obbligatoria, tendenza globale nel campo della regolamentazione alimentare, riesce unicamente a garantire l'omologazione e l'appiattimento: si tratta di un gioco che favorisce soltanto la produzione massificata. Cosi' i formaggi a latte crudo, meravigliosi prodotti artigianali, sono minati in maniera irreversibile. Lo «sterilismo», per i formaggi tradizionali, e' deleterio a tutti i livelli: dal punto di vista della produzione fissa standard insostenibili per quegli artigiani che ne fanno un'arte, una cultura e un patrimonio di tutti, condannandoli all'abbandono o allo snaturamento della propria attivita'. I loro saperi, tramandati per generazioni, rischiano di scomparire per sempre senza possibilita' di essere riguadagnati. Anche per il consumatore lo «sterilismo» rappresenta una minaccia. Innanzi tutto per il suo piacere: pastorizzare, significa uccidere tutti i batteri tranquillizzando le grandi compagnie; ma anche ammazzare il sapore, il sentore di pascolo che ogni latte «documenta» dentro di se', mortificando il formaggio e il godimento di chi lo assaggia. Inoltre, chi garantisce che un mondo sterile sia completamente sano? Il formaggio a latte crudo e' stato mangiato per secoli e secoli, e non ha mai fatto male a nessuno. Ricordate invece la vicenda del mascarpone? Basta un piccolo intoppo nella catena di «montaggio» e il prodotto diventa praticamente veleno. Il Manifesto per difendere i formaggi a latte crudo, gia' sottoscritto da migliaia di sostenitori in tutto il mondo, dopo la presentazione all'ultimo Salone del Gusto, e' un forte appello a coloro che hanno il potere di salvaguardare la diversificazione e la complessita' dei nostri cibi regionali, la salute e il benessere delle nostre comunita' rurali. In questo senso l'impegno e' concreto, perche' in occasione di Cheese 2001, che si terra' a Bra dal 21 al 24 settembre, le firme raccolte saranno consegnate ai rappresentanti dell'Unione Europea, invitati ad un convegno sulle produzioni a latte crudo e sui formaggi tipici. Prima di allora, se anche voi vi sentite di partecipare a questa piccola, ma preziosa battaglia, potete inviare una e-mail a lattecrudo@slowfood.it con il vostro nome e cognome, citta' e nazione di provenienza, piu' la frase «io mangio formaggio a latte crudo». c.petrini@slowfood.it
Io potrei riconoscere una sorta di autorità morale a un personaggio come Gino Strada, magari senza essere d'accordo con tutte le sue idee o iniziative, perché gli riconosco un impegno in prima persona in nobili attività che lo rendono in certa misura adatto a darmi delle lezioni.
Quello che vorrei capire è perché dovrei farmi fare la predica sul mio modo di vivere da uno che fra le sue benemerenze vanta la fondazione dell'Associazione Amici del Barolo.
Caro Dario, hai capito perfettamente, il tuo commento conteneva un link che il sistema ha bloccato per errore. Grazie della segnalazione e della pazienza (ora il commento appare anche se ho visto che Anna ha postato il tuo intervento).
Petrini è sintomatico dei RICCHI che si possono permettere di pagare di piu' e pensare a STRONZATE , MAI CHE PENSINO AI COMUNI LAVORATORI
ROMA
Sinistra slow food e sinistra fast food. Alle divisioni politiche adesso si aggiungono anche quelle gastronomiche. Se Mc Donald's come simbolo di hamburger e patatine fritte fino a ieri era nella lista nera della sinistra gastronomicamente corretta, che ha trovato nello slow food la via al piacere del palato, oggi qualcosa è cambiato. Complice anche (forse) Obama e la sua sosta al Ben’s Chili Bowl di Washington dove ha ingurgitato un Chili Half-Smoke, la specialità della casa: salsiccia di maiale e manzo su un panino con senape, cipolle e chili, e molto cheddar cheese. Più patatine fritte. Uno spuntino ogm, un inno al colesterolo, che Chicco testa dalle pagine del Riformista, con una lettera, saluta come lo sdoganamento del fast food, ringraziando: adesso non dovrò più vergognarmi. «Caro Direttore, scrive Testa, Obama ferma la macchina ed entra a mangiare in un fast food di Washington. Chiede anche la salsa al formaggio. Una vera schifezza. Avventori presenti: afro americani delle classi sociali più basse. Il Principe Carlo, invece, manda i suoi maialini a svernare da Carlo Petrini per potere avere un culatello doc. I suini viaggiano dall' Inghileterra in Italia e viceversa, non so se in aereo o in limousine, consumando più benzina e CO2 di un'intera famiglia di normali essere umani. Non so chi dei due è più a sinistra. So che a me sorge spontanea una domanda: quanto costa l'hamburger di Obama e quanto costa il culatello ?».
Ma la rivincita di Mc Donald's ha complice anche la crisi che spinge molta gente a rifocillarsi con hamburger a un euro: molte calorie e una qualità igienicamente accettabile. «Niente a che vedere con i ristoranti frequentati da quelli che la working class chiama gli Yogurt People, vale a dire fighetti salutisti che hanno problemi di eccesso di cibo e di scarsa attività fisica», spiegava sempre Testa qualche tempo. «Chi va da Mc Donald’s ci va perchè ha fame, perché lavora duramente e non ha i soldi per frequentare posticini trendy dove con il costo del Big Mac non ti paghi nemmeno il posto a sedere». Ma non è l'unico ad avere deposto le armi contro il Big Mac e i suoi fratelli. Francesco Rutelli non ha mai nascosto di avere fatto più di una cena al fast food e adesso anche uno dei simboli della sinistra ambientalista Ermete Realacci ammette: «Ci vado e non mi vergogno perchè sono contro i tabù religiosi». La sinistra italiana senza pace anche a tavola. E allora perchè non citare anche Philip Roth? :«Mc Donald’s è l'unica istituzione socialista esistente negli Stati Uniti». Il colesterolo ringrazia.
LA STAMPA
MARIA CORBI
Di Realacci ricordo dichiarazioni di ben altro tenore qualche anno fa. In una tramissione televisiva (Porta a Porta di Vespa?) ricordo che disse: "piuttosto che mangiare hamburger e patatine in uno squallido fast food americano preferisco la mozzarella di bufala con il pachino...". Evidentemente nel frattempo è stato fulminato sulla via di Damasco e questo spiega l'outing: "ci vado e non mi vergogno perché sono contro i tabù religiosi". Alludeva a quelli che professava mentre ora si è pentito?
Complimenti. Ti ho citata e d'ora in poi ti terrò d'occhio costantemente. Ho fondato il primo club ecologista in Italia nel 75 (dieci anni prima dei Verdi) e sono stato il teorico del Naturismo o salutismo che dir si voglia, sì (non certo Petrini e Slow Food), ma secondo scienza e storia. E la scienza è laica o non è. Certi pseudo-fondamentalismi di comodo, molto business-oriented, li conosco bene, e li combatto da 30 anni. Brava.
Ti ho riscoperta in occasione di un mio articolo-review sul latte crudo, in cui dò correttamente tutte le posizioni, ma poi com'è mio slogan in caso di contrasto tra Tradizione e Scienza, è assolutamente a quest'ultima che dobbiamo rifarci.
Perché il contrario della Scienza non è la Tradizione, ma l'ignoranza.
http://alimentazione-naturale.blogspot.com/2009/04/latte-crudo-una-moda-sana-in-teoria-10.html