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Archivi Dicembre 2008

Petrini e compagni dicono di battersi perché il cibo sia "buono, pulito e giusto". Ma la rassegna stampa della scorsa settimana, come minimo, impone di mettere una croce sugli ultimi due aggettivi: pulito e giusto. Per il buono possiamo soprassedere, tanto i gusti son gusti.

I manifesti di Slow Food contro gli eccessivi controlli igienici delle autorità internazionali avevano già lasciato affiorare il dubbio che la pulizia non fosse proprio in cima alla lista delle loro preoccupazioni. Ma l'articolo comparso domenica sulla Stampa suona come un inno alle contaminazioni batteriche. L'autrice Cinzia Scaffidi, che dirige il "centro studi" di Slow Food, se la prende con l'ordinanza del Ministero del welfare che ha regolamentato la vendita del latte non pastorizzato. Lascia intendere che lei e i suoi amici continueranno a berlo senza bollitura e commenta i casi di infezione registrati in Italia in seguito al consumo di latte crudo non pastorizzato. Nove casi di sindrome emolitico-uremica (in realtà sono 10) a Slow Food sembrano un'inezia a fronte dei 12 milioni di litri venduti. "Sarebbero questi i dati dell'allarme? Sono piuttosto i dati di un trionfo" scrive la Scaffidi. Sì, avete capito bene: usa proprio la parola trionfo. Chi se ne frega se 10 bambini sono finiti all'ospedale per un'infezione che si sarebbe potuta evitare bollendo o pastorizzando il latte, un'infezione che il Ministero definisce "devastante" perché può compromettere per sempre la funzionalità renale. Chi se ne importa se gli zooprofilattici e i Nas continuano a trovare distributori contaminati con E. coli O157, Listeria e patogeni vari che causano gravi gastroenteriti.

E' evidente che, nell'accezione petriniana, pulito non significa esente da contaminazioni fecali (da lì vengono i germi). Significa ecologicamente corretto, forse nel senso che negli ecosistemi le feci ci possono stare. Le biotecnologie invece non sono ammesse, per ragioni di purezza ideologica che con la pulizia del cibo o dell'ambiente non c'entrano nulla. Pulito per Petrini significa anche consumato nel territorio di produzione: il cibo deve essere a chilometri zero, così non si inquina. Questo però vale soltanto per i comuni mortali, come dimostra un altro articolo pubblicato dalla Stampa l'11 dicembre, in cui Gigi Padovani racconta che per Natale a Buckingam Palace assaggeranno i primi salami pregiati nati dalla collaborazione tra l'eterno aspirante al trono e il guru degli eco-gastronomi. Si tratta di strolghini e cicciolate realizzati portando ad Highgrove Petrini e i suoi fidi veterinari per un consulto a domicilio, poi inviando le carcasse delle reali suine nutrite a biologico a Parma per la stagionatura, quindi reimportando il prodotto finito oltre la Manica. Forse i chilometri e le emissioni di questo andirivieni, secondo la matematica di Slow Food, sono a somma zero. Altrimenti ha ragione il presidente della Cia di Torino a sostenere che si tratta di un esempio lampante di ipocrisia. "Siamo strafelici del fatto che il principe Carlo apprezzi la difficile arte della norcineria emiliana: è tutta pubblicità per l'agroalimentare italiano. Non ci indigna più di tanto che le mezzene di maiale vengano spostate di qua e di là, perché il cibo a chilometri zero è solamente uno spot pubblicitario e siamo abituati alla gente che predica bene e razzola male", scrive Lodovico Actis Perinetto. Ma è indignato eccome quando rileva che i protagonisti di questa storia sono "i soliti noti che non molto tempo fa hanno riunito a Torino le comunità del cibo provenienti da tutto il mondo per promuovere la produzione alimentare locale e sostenibile e che ci hanno spronato ad essere parte attiva nel superamento della vergogna planetaria della malnutrizione e della fame. Non sapevamo che si potesse condurre la lotta contro la fame anche a colpi di strolghino e cicciolata".

Un 'altra perla è arrivata il 9 dicembre sulle pagine di Repubblica. Qui Petrini fornisce la sua personale ricetta per evitare altri scandali come quello dei maiali alla diossina: il trucco è mangiare meno carne e pagarla di più. Il giorno dopo tutti i giornali riferivano dell'ultimo rapporto della Fao, scrivendo che quest'anno il numero delle persone che soffrono la fame è salito di 40 milioni di unità raggiungendo 963 milioni. La colpa, come riconoscono tutti, è in gran parte dell'aumento dei prezzi alimentari. Ma la logica di Slow Food porta altrove, a chiedere che aumenti il prezzo del cibo. (Anna Meldolesi, Il Riformista, 17 dicembre 2008).

PS Leggo oggi che il ministro Zaia per Natale invita a fare lo sciopero dell'ananas, che ha l'unica colpa di essere esotico. Petrini è d'accordo: «Se praticata con intelligenza, senza essere integralisti, mi sembra un'idea interessante. È giusto in questi frangenti sostenere i nostri prodotti, dando valore all'economia agricola locale. Basta una sana autodisciplina, facendo ogni tanto un'eccezione. Altrimenti dovremmo rinunciare anche al caffè».

La mia inchiesta sul latte non pastorizzato ha generato reazioni scomposte da parte di alcuni allevatori, che mi hanno accusato di fare terrorismo. Chi mi conosce, professionalmente o personalmente, sa che l'allarmismo non mi appartiene: io sono vegetariana, ma sulla tavola di casa mia, nonostante lo scandalo dei suini alla diossina, non è scomparsa la carne di maiale; durante l'emergenza dell'influenza aviaria non ho mai smesso di dare a mia figlia uova e pollo, e ricordo ancora bene con che sguardo di rimprovero mi guardava allora la sua tata; ai tempi della Bse avrei fatto lo stesso. La sicurezza alimentare è uno dei miei pallini, ma ho sempre puntato sui dati e sull'analisi scientifica del rischio, non certo sulle fobie o sulle tendenze culturali del momento. Ho fatto così anche per il latte non pastorizzato, solo che in questo caso tutti gli altri (o quasi) avevano preferito chiudere gli occhi (chi per fare un favore agli allevatori, chi per moda) e quindi è toccato a me mettere in evidenza i rischi del consumo senza bollitura. L'ordinanza firmata ieri dal sottosegretario alla salute Francesca Martini dimostra che avevo ragione (chi vuole saperne di più, può leggere il mio pezzo sul Riformista di oggi). Mi auguro, comunque, che quest'ordinanza venga rispettata in pieno e in tempi rapidi, sia per quanto riguarda le informazioni sui rischi dirette ai consumatori, sia per l'armonizzazione dei controlli che finora differivano da una regione all'altra. Mi auguro anche che a sinistra le lodi aprioristiche sulla filiera corta e sul ritorno ai vecchi sistemi produttivi lascino spazio ad analisi meno ideologiche. 

Un'annotazione finale. Carlo Petrini, che è considerato uno dei cantori del latte crudo, non ha commentato. In compenso ha colto l'occasione dell'allarme dei maiali alla diossina per invitare tutti a mangiare meno carne e a pagarla di più. Il giorno dopo è uscito il rapporto della Fao sulla fame nel mondo. Ma sono sicura che non si è vergognato.       

Quella del giornalista è una professione in bilico tra narcisimo e frustrazione. Raramente succede di riuscire, scrivendo un pezzo, a cambiare qualcosa. A me è successo ieri, con l'inchiesta sul latte non pastorizzato, in cui denunciavo il far-west dei distributori automatici e i pericoli per la salute che consumatori del tutto ignari stavano correndo. Oggi infatti Francesca Martini, sottosegretario alla salute, ha annunciato provvedimenti stringenti e tempestivi (come scrivo sul Riformista di domani). Se sono riuscita a bucare il muro di gomma è perché ho potuto associare questo scandalo a un caso concreto: quello di una bambina di 3 anni, che in seguito al consumo di latte non pastorizzato ha contratto un'infezione batterica (E. Coli O157) che le ha causato la sindrome emolitico-uremica e l'ha costretta in dialisi per 12 giorni. Ora l'Istituto superiore di sanità ha fatto sapere di avere sospetti su altri 8 casi che si sarebbero verificati tra il 2007 e il 2008. Dal 2004 (l'anno in cui hanno debuttato i distributori automatici di latte non pastorizzato ) fino a oggi sono stati in molti a succedersi sulle poltrone chiave. Ma non mi aspetto che i tanti fautori della filiera corta e del latte alla spina (a destra come a sinistra) facciano mea culpa. Oggi mi limito a essere contenta per aver fatto scoppiare lo scandalo, contribuendo (spero) a migliorare un po' le cose.

Ho fatto un'inchiesta sul latte non pastorizzato, scoprendo una realtà allucinante. Quasi sempre viene venduto con una dicitura fuorviante - "latte crudo" - in oltre mille distributori automatici sparsi per il paese, soprattutto nel nord Italia. I controlli (in buona parte autocontrolli) sono carenti e disorganizzati, ma hanno rilevato un numero inquietante di campioni contaminati con germi patogeni per l'uomo. Pericolosissimi per i bambini. Come la piccola di Verona che è finita in dialisi lo scorso maggio. Se partiti, associazioni di consumatori, media smettessero di correre dietro a rischi inesistenti scoprirebbero che esistono dei pericoli veri. Che si annidano nella tanto celebrata filiera corta e nell'insensato ritorno ai sistemi produttivi di una volta. Chi vuole saperne di più può leggere qui: latte crudo pagina 2 e 3 Rif 3 dic 08.pdf.

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