Sono una dei fortunati che andrà alla cena OGM organizzata dagli scienziati di Sagri (www.salmone.org) insieme al Riformista.Scommetto che la polenta Ogm sarà buonissima, nonostante le spuntature di maiale (sono vegetariana ma farò un'eccezione).
Per l'occasione ho scritto un pezzo su Petrini, il gastronomo che si crede scienziato. Eccolo:
Carlo Petrini è un uomo abile e baciato dalla fortuna. Il suo Salone del gusto che apre i battenti il 23 ottobre si preannuncia come una specie di kermesse hollywoodiana, con tanto di diretta televisiva non-stop per quattro giorni. E' stato nominato eroe europeo del 2004 da Time magazine. Può vantare amicizie esclusive. Eppure leggendo il suo libro "Buono, pulito e giusto" (Einaudi, 2005) appare evidente che si sente incompreso.
Scrive che la gastronomia è una scienza che studia la felicità. Ma poi si tormenta parlando e straparlando di scienza, più che di felicità. Il problema, così ci sembra, è che l'inventore di Slow Food si sente uno scienziato, non un gaudente. E questo gli ha attirato qualche antipatia nel mondo dei gastronomi gaudenti senza aprirgli le porte del mondo della scienza. "Fate un test e chiedete a dieci persone di dirvi che cos'è la gastronomia", propone ai suoi lettori. "Vi parleranno di un generico buon mangiare; tireranno fuori connotazioni elitarie; alcuni parleranno di un negozio dove si vendono cibi già cucinati e altri ancora faranno riferimento al mondo della ristorazione, dei cuochi e dei libri di ricette allegati ai quotidiani. Nessuno sosterrà che è una scienza e se glielo farete notare è molto probabile che non vi prendano sul serio". Non lo hanno preso sul serio nemmeno all'università di Torino, dove la scorsa estate la proposta di chiamarlo in cattedra per chiara fama ha causato una mezza ribellione del corpo docente. A rendere l'episodio particolarmente stralunato c'è il fatto che l'idea era partita dalla facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali, anche se avrebbe dovuto insegnare sociologia. E' un po' come se i biologi o i fisici gli avessero dato la patente, ma non per insegnare biologia o fisica, certo che no, caso mai per fare il sociologo, e poi i sociologi gli avessero negato anche quella. Deve essere stato un boccone amaro non trovare una nicchia accademica pronta ad accoglierlo per qualcuno che scrive che "la gastronomia appartiene: alla botanica, alla genetica e alle altre scienze naturali; alla fisica e alla chimica; all'agricoltura, alla zootecnia e all'agronomia; all'ecologia; all'antropologia; alla sociologia; alla geopolitica; all'economia politica; al commercio; alla tecnica, all'industria e al savoir faire; alla cucina; alla fisiologia; alla medicina; all'epistemologia" (perbacco, che lista). Il buon senso suggerisce che quando si pretende di sapere un po' di tutto, si finisce col non sapere abbastanza di nulla. E di fatti Petrini dimostra di non aver avuto il minimo sentore di quanto fragili fossero le fondamenta del sistema alimentare globale mentre scriveva il suo libro. Gli inviti a spendere di più per mangiare, che Petrini rivolge ai consumatori due anni prima che parta l'ondata inflazionistica del carocibo, la dicono lunga sulla capacità di leggere il presente e il futuro della "scienza gastronomica" di Slow Food. In conclusione, se possiamo dare un consiglio a chi visiterà il Salone del gusto nei prossimi giorni è il seguente: godetevi le danze e i canti folkloristici, assaggiate, brindate, liberate la curiosità, ma toglietevi dalla testa che questo abbia qualcosa a che vedere con la salvezza del mondo. E se vi affacciate alla sala delle conferenze peggio per voi, vuol dire che sentirete la biologia spiegata dagli amici di Mario Capanna. Quanto a Petrini, forse farebbe meglio a godersi il suo successo lasciando in pace la scienza (dal Riformista del 20 ottobre).

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