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La lobby della fame biologica

Il mondo ha fame. Il carocibo rischia di azzerare i progressi degli ultimi sette anni in termini di sviluppo economico, condannando 100 milioni di persone alla povertà. Ma c'è chi, pur di continuare a coltivare il proprio orticello, prende a schiaffi il buonsenso. Chiede decrescita, anziché sviluppo. Afferma che invece di aumentare la produzione agricola, dobbiamo coltivare il pianeta a biologico. Teorizza che anziché modernizzare l'agricoltura africana, dobbiamo rallegrarci che continuino a coltivare semi a bassa resa, regalando gran parte del raccolto ai parassiti e rompendosi la schiena per estirpare manualmente le erbacce. Sostiene che invece di aprire il mercato dei paesi ricchi alle esportazioni dei paesi poveri, dovremmo mangiare solo prodotti locali. Sono i Carlo Petrini, le Vandana Shiva, i Serge Latouche. E fino al 20 giugno è possibile ascoltare le loro cronache da un mondo che non esiste a Modena, in occasione del congresso internazionale sul biologico, con il sostegno del Ministero dell'agricoltura e delle regioni Emilia Romagna e Toscana.

La manifestazione, per il momento, appare un po' sotto tono. Merito, forse, della scomparsa dei verdi, che toglie potere alla lobby del biologico. Merito anche del summit della Fao, che si è chiuso con vaghe dichiarazioni d'intenti, ma almeno ha portato sulle prime pagine dei giornali quel miliardo o quasi di persone che ogni sera va a dormire senza ben sapere cosa mangerà l'indomani. Probabilmente è anche per questo che a Modena non sono ancora accorsi i leader politici in cerca di buona stampa a buon mercato. Meno male: vederli sfilare all'ultima kermesse di Petrini come i re magi davanti alla grotta è stato uno dei momenti più imbarazzanti della passata legislatura. Un po' come scoprire che l'inventore di Slow Food era entrato nel comitato di saggi del Pd, poco dopo che Petrini aveva dichiarato: il mio maestro spirituale è Carlo d'Inghilterra. Brutti ricordi. Anche se la folla plaudente non è più la stessa di un tempo, comunque, il circo non ha sospeso il tour e Petrini continua a diffondere il verbo sulle colonne di Repubblica. Due giorni fa, per salutare l'avvio del congresso di Modena che lo vede tra i mattatori, scriveva: "Rimane il fatto che di fronte a coloro che propongono come soluzione alle crisi alimentari un aumento di produzione mondiale con le tecniche industriali [...], per contro esistono al mondo milioni di contadini che praticano il biologico, per non parlare di tutti quelli che, soprattutto nel Sud del mondo, lo fanno da sempre per tradizione, senza essere mai stati certificati come tali". Per tradizione? O per mancanza di alternative? Petrini è contento che non abbiano sementi ad alta resa, pesticidi, fertilizzanti, ma loro? Quante calorie assumono ogni giorno, quanti anni vivono in media, quante speranze hanno di rompere il cerchio della povertà?

Torna alla mente un saggio pubblicato da Ronald Herring su Critical Asian Studies. L'economista politico spiega come mai questa coalizione di ambientalisti, venditori di nostalgia, protezionisti e no-global continua a raccontare un mondo che non esiste, pretendendo di rappresentare dei contadini che non esistono. E racconta che questo fenomeno ha assunto proporzioni assurde in India. Forse anche Petrini dovrebbe leggerlo, visto che quest'anno ha visitato la patria di Vandana Shiva in sua compagnia e il novembre scorso l'ha nominata vicepresidente di Slow Food. Da oltre un decennio l'attivista indiana - che troppi si ostinano a chiamare "scienziata" - ci racconta la disperazione dei contadini del suo paese, vittime della biopirateria e della tecnoscienza, strangolati dal monopolio della Monsanto, gettati sul lastrico dal fallimento dei semi terminator e infine costretti al suicidio. Ma durante tutto questo tempo i contadini indiani hanno continuato a smentirla, mettendo in atto il più grande esperimento di "anarco-capitalismo rurale" della storia. Hanno iniziato a passarsi le sementi di cotone Bt (geneticamente modificato) quando il governo non ne aveva ancora autorizzato la vendita, ne hanno piratato i tratti genetici per trasferirli nelle varietà locali, ne hanno coltivato quantità crescenti senza versare mezza royalty alla multinazionale di St. Louis. E ci hanno guadagnato sia in rupie che in salute. Shiva ha continuato a organizzare bija yatra (marce dei semi), scrivere pamphlet sul saccheggio delle conoscenze indigene e girare il mondo denunciando i "semi del suicidio, della schiavitù, della disperazione". Ma intanto nel Gujarat contadini assai più smaliziati e intraprendenti di quanto lei e Petrini vogliano farci credere partecipavano a una gigantesca operazione di miglioramento genetico partecipativo. Il punto debole dei cantori dell'arcadia rurale è proprio questo: inneggiano alla sapienza degli agricoltori ma li considerano incapaci di scegliere cosa piantare. Oggi in India quasi 4 milioni di agricoltori coltivano ufficialmente cotone Bt, e sono molti di più coloro che usano sementi piratate. Per il terzo anno di fila il paese ha registrato il più alto incremento del mondo per la superficie agricola biotech. Il cotone Bt ha aumentato le rese, ridotto le applicazioni di pesticidi, aumentato i guadagni, trasformando l'India in un esportatore netto. Chi andrà al convegno di Modena, però, si sentirà dire che è ora di estendere anche alle fibre tessili la filosofia del biologico, indossando tutti T-shirt Ogm-free. Lo facciano pure se credono, ma non parlino a nome di chi in India il cotone lo coltiva davvero.  (Anna Meldolesi, sul Riformista di oggi)  

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3 Commenti

Gentile Sig. Meldolesi, ho postato il suo articolo nel forum "per l'Ulivo" http://www.perlulivo.it/forum/ ; copio qui un commento, se ritiene di potermi dare qualche elemento lo inoiltrerò. Grazie

Re: La lobby della fame biologica
di pagheca il oggi, 10:16

interessante questo punto di vista che applica anche in questo campo quel principio di "massima cautela" di cui parlavo in un altro intervento. Ma appunto, quali sono le sorgenti di informazione alle quali si rifa' Anna Meldolesi? Perche' dovrei credere a lei e non a Petrini o Vandana Shiva (o viceversa)?

Quando si fanno affermazioni del genere "Oggi in India quasi 4 milioni di agricoltori coltivano ufficialmente cotone Bt, e sono molti di più coloro che usano sementi piratate." si dovrebbe sempre citare la fonte. "4 milioni" e' un numero preciso ("molti di piu'" un po' meno, a dir la verita'...) e andrebbe dichiarato se questo numero deriva da una particolare "sensazione" dell'autore o da uno studio condotto su basi scientifiche e riproducibili. Altrimenti si rischia che la gente creda all'uno o all'altro sulla base delle semplici simpatie personali.

pagheca

Caro Gualtieri, lei ha ragione a chiedere quale sia la mia fonte, se tutti facessero così il dibattito su questi temi sarebbe assai più sensato. La fonte più accreditata per i dati aggiornati sulle coltivazioni globali con OGM è l'osservatorio Isaaa (www.isaaa.org), che periodicamente pubblica il suo rapporto mettendo insieme le informazioni fornite dai singoli paesi. Perciò può trovare online gli ultimi dati, relativi all'India come agli altri paesi coltivatori di Ogm. Se ha bisogno di altre informazioni non esiti a contattarmi ancora.

molte grazie, inoltrerò

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