I cervelli italiani troppo spesso sono costretti a cercare asilo oltreoceano. E i cervelli stranieri difficilmente vengono a studiare o a lavorare in Italia (per il saldo negativo di studenti nelle nostre università si veda il Sole 24 Ore del 3 marzo, qui Giorgi in pdf). Ma invece di stilare il solito cahier de doléance, preferisco raccontare una storia controcorrente. Quella di uno scienziato italiano - un vero top scientist - che a Siena è riuscito a costruire un polo di eccellenza tale da convincere una multinazionale come Novartis a farne il proprio ganglio vitale per lo sviluppo di nuovi vaccini. Non solo: stanco di lavorare da 30 anni per la salute dei ricchi, ha creato sempre a Siena un istituto no-profit per mettere a punto vaccini per le malattie del sud del mondo. A cominciare da quelle ignorate dai grandi finanziatori internazionali: sapevate che le diarree uccidono più bambini sotto i 5 anni di malaria e Aids messi insieme? L'istituto è stato inaugurato alla fine di febbraio di quest'anno e se in Italia se n'è parlato poco - lasciatemi dire un'ovvietà - è soprattutto perché si chiama Novartis Vaccines Institute for Global Health e i pregiudizi anti-companies sono duri a morire. Ah, dimenticavo: la persona di cui parlo è Rino Rappuoli (chi vuole può leggere il profilo che ne ho tracciato per un inserto sul biotech italiano pubblicato da Nature Biotechnology;
pagina1 e pagina 2). Dimenticavo anche un'altra cosa: nel 1990 il suo istituto ha corso il rischio di essere raso al suolo per fare spazio a costruzioni residenziali e si è salvato solo grazie all'intervento di una company americana.
