babele

Archivi Febbraio 2008

A quanto pare le cellule staminali del liquido amniotico non hanno potenzialità tanto mirabolanti come era stato annunciato il 7 gennaio 2007 da Paolo De Coppi e Anthony Atala. Nature Biotechnology infatti pubblica nel numero di marzo una lettera di un gruppo di ricercatori italiani (Elena Cattaneo, Mauro Toselli, Elisabetta Cerbai e Ferdinando Rossi) che mette seriamente in dubbio la capacità di queste cellule di trasformarsi in neuroni. Chi pensava che le amniotiche sarebbero bastate a rendere inutili le embrionali, dunque, deve ricredersi. Come ho scritto sul Riformista di oggi (qui in pdf), questa notizia riporta all'ordine del giorno un tema - quello delle staminali - che è stato accantonato durante la stesura del programma del Pd.

Una premessa è doverosa: il programma riconosce alla scienza un ruolo di primo piano per la crescita culturale ed economica del paese, con una chiarezza che in passato era mancata. Il numero di volte che la parola "ricerca" compare nel testo è sorprendente e tutta questa attenzione lascia ben sperare. Ma tra i nodi che non vengono sciolti c'è, appunto, quello della ricerca con le cellule staminali embrionali, che in Italia è consentita sulle linee cellulari già derivate altrove ma di fatto non è finanziata (i pochi finanziamenti disponibili arrivano dal programma quadro comunitario). Il Manifesto dei valori del Pd, dal canto suo, sembra alludere all'inutilità della contrapposizione tra cellule staminali adulte ed embrionali. Recita così: Per arrivare a risultati creativi e condivisi, la scienza non può che battere strade diverse e parallele". Giustissimo, ma non è detto che il riferimento alle staminali fosse chiaro a tutti coloro che l'hanno votato. In fin dei conti durante la passata legislatura la componente teodem ha invocato una moratoria della ricerca con le staminali embrionali. Possiamo archiviare queste richieste come un relitto di una stagione politica ormai passata?

Il primo post di un nuovo blog è una specie di istantanea. Bisogna scattarla senza pensarci troppo e per essere buona deve colpire l'immaginazione. Potrebbe sembrare un'impresa ardua, visto che mi occupo di scienza. Una mano però me la faccio dare da uno scienziato cognitivo che è anche un abilissimo comunicatore con un gusto tutto particolare per la rottura dei tabù (Steven Pinker) e dall'astro nascente della psicologia morale (Jonathan Haidt). Per rompere il ghiaccio, dunque, ripropongo la domanda con cui il primo ha introdotto un saggio sulle teorie del secondo, pubblicato recentemente dal New York Times. "Chi è più meritevole di ammirazione, secondo voi: Madre Teresa, Bill Gates o Norman Borlaug?". A pensarci bene, sarebbe interessante rilanciare il quesito anche agli sfidanti per il governo del paese. Anzi, se qualcuno (Vespa o Mentana, Santoro o Floris, Annunziata o Lerner, Armeni e Pace) volesse chiederlo per me a Veltroni e Berlusconi, Casini e Bertinotti, mi farebbe un piacere. Intanto sarebbe un test per scoprire quanti di loro sanno chi sia Norman Borlaug (Nobel per la pace e padre della Rivoluzione verde, negli Usa gli viene riconosciuto il merito di aver salvato un numero di vite umane più alto di qualsiasi altra persona nel corso della storia). E poi per poter vedere finalmente i candidati premier alle prese con una questione etica che rompa il gioco delle parti tra laici e cattolici. La risposta più facile, d'istinto, per il 99% delle persone è la prima: Madre Teresa piace a tutti, da Jovanotti che l'ha cantata a Giovanni Paolo II che l'ha beatificata, anche se il numero di persone che hanno beneficiato del suo impegno è assai limitato, addirittura imparagonabile rispetto agli altri due. Questa scelta impulsiva è anche la porta d'ingresso per un dibattito affascinante e attualissimo sul ruolo che giocano istinto e ragione nella sfera morale e sul diverso modo di intendere l'etica da parte di credenti e non credenti, progressisti e conservatori. Chi è interessato può approfondire il tema qui. Di sicuro alla Sinistra Arcobaleno, che osteggia la globalizzazione delle imprese e delle colture, non piace Gates (anche se ha messo le sue immense fortune a disposizione della ricerca per sconfiggere malattie che ogni anno mietono milioni di vittime nel terzo mondo) e neppure Borlaug (che ha passato la vita curvo sui campi incrociando piantine con l'obiettivo di cancellare la fame di massa da intere regioni dell'Asia e dell'America Latina). Ma cosa ne pensano gli altri?